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Scontro senza precedenti tra governo e Inps. Salvini chiede le dimissioni di Boeri

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Scontro senza precedenti tra governo e Inps. Tutto è nato dalla relazione tecnica al Decreto Dignità, presentato venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale.

Il vice premier, Luigi Di Maio, attacca l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione “priva di basi scientifiche” e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps”: “In merito alla relazione tecnica che accompagna il Dl Dignità, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.

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La reazione del presidente Tito Boeri non si fa attendere: “È un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica”.

Matteo Salvini chiede le dimissioni di Tito Boeri

A gettare benzina sul fuoco è anche Matteo Salvini: “Il presidente dell’Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione”, dice. E poi ne chiede sostanzialmente le dimissioni: “In un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti”. L’obiettivo che Salvini persegue da settimane con attacchi ripetuti.

E su Quota 100…

Così come già segnalato da La Tecnica della Scuola, la “lotta” tra governo e Inps è anche sulle pensioni. L’esecutivo M5S-Lega vuole l’abolizione della Legge Fornero, l’istituto di previdenza, però, frena per gli alti costi. E non solo.  Chi pensava a Quota 100 pura, senza soglie di accesso, può rassegnarsi: secondo l’Inps questa prospettiva, costerebbe allo Stato un vero salasso, quasi 14,4 miliardi già in partenza, per sfiorare i 21 miliardi annui di euro nel 2028. Tra dieci in anni, si spenderebbero in tutto oltre 190 miliardi.

A beneficiare del doppio provvedimento subito del doppio provvedimento, a lungo caldeggiato dai leader politici di M5S e Lega, sarebbero 751 mila lavoratori (entro il 2019).