Sarà anche vero che gli adolescenti, in libreria, preferiscano comprare romanzi invece che raccolte di poesia, ma affermare che la poesia non rientri più tra i loro principali interessi è certamente altrettanto sbagliato.
Ne è prova vivente un giovane docente di lettere di Schio, la cui storia è raccontata dalla redazione bolognese del quotidiano La Repubblica e da larga parte della stampa locale: oltre che insegnare in un liceo di Ferrara, infatti, il ventisettenne Giulio Zambon ha al suo attivo 122.000 follower che lo seguono su Instagram, dove il docente ama diffondere la sua passione per la poesia.
“Poeta, professore, maestro di parola. Una parola che incanta e ipnotizza ed è in grado di superare qualsiasi barriera.” Così il Giornale di Vicenza definisce Zambon i cui video di circa un minuto raggiungono numeri vertiginosi di visualizzazioni.
Intervistato dalla testata giornalistica vicentina, il docente-poeta, diventato in poco tempo virale sui social, intende far circolare in Rete la sua esperienza di scrittore e di insegnante ma, prima ancora, di essere umano, di persona che guarda il mondo con gli occhi della poesia, in grado di accendere una luce in chi lo ascolta.
Passato nel giro di un anno da 8oo a più di 100.000 follower, Zambon si dice colpito, perché riceve messaggi da ragazzini di 12 anni, da adolescenti e giovani, ma anche da persone che hanno abbondantemente superato i settanta. Questo – dice il docente – è lo scopo del mio impegno e della divulgazione in generale: avvicinare. Molti gli chiedono di leggere e interpretare i loro testi, vogliono dei consigli, gli inviano le loro poesie. Ma dato che il tempo materiale per rispondere a tutti non c’è, Zambon ha iniziato a organizzare eventi dal vivo con momenti laboratoriali di condivisione.
In un’altra intervista rilasciata a La Nuova Ferrara, il professore rivela che la sua passione per la letteratura è nata dal dolore che provava durante l’adolescenza. In questi momenti – aggiunge – è rincuorante trovare un autore o un poeta che riesca a dire ciò che senti meglio di quanto tu stesso possa fare.
Zambon ha deciso di portare la poesia sui social quando ha notato che veniva fatta una grandissima divulgazione della letteratura sulle piattaforme social, ma che si confondeva lo studio della poesia con il fare poesia. Mancava una narrazione legata al fare. Attraverso i suoi video ha voluto che fosse recepito il fatto che in poesia non importa l’età. Ci possono essere esperienze e frequentazioni più approfondite, ma con la penna in mano e il foglio davanti, tutti hanno la stessa età. Accendere la videocamera – sottolinea – è stato un gesto spontaneo. Quel che non si aspettava è il grande e rapido successo ottenuto e, soprattutto, il legame che si è poi creato con il pubblico.
Insomma, siamo tutti poeti a 16 anni. Ma, come Zambon dimostra ogni giorno, non è mai troppo tardi per tornare ad essere dei fanciulli della poesia. Con buona pace di Benedetto Croce, la cui frase, resa celebra da un’intervista di Fabrizio De André, recitava che “fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini”.