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Scrutini a rischio per il “mini” sciopero dei sindacati di base

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Il massimo risultato con il minimo sforzo. È quello a cui punta l’Unione Sindacale di Base con la proclamazione di uno sciopero degli scrutini ridotta ai minimi termini, l’ora dello scrutinio cui non si intende far parte, ma che per il secondo anno consecutivo rischia di far slittare di qualche giorno il normale svolgimento dei Consigli di Classe di fine anno. Ottenendo, in tal modo, quella cassa di risonanza mediatica che spesso nemmeno gli scioperi dei sindacati maggiori riescono a centrare attraverso gli scioperi per le intere giornate. Poiché la legge in vigore prevede che anche con un solo scioperante i consigli di classe di fine anno vadano rimandati (lo scrutinio si deve svolgere con il numero di docenti cosiddetto `perfetto’), la decisione presa dall’Usb costringerà i dirigenti scolastici a riconvocare in fretta le riunioni e in molti casi a portarle a termine solo alla terza occasione (l’adesione allo sciopero degli scrutini è consentita al massimo per due convocazioni). I lavoratori che si asterranno, nei due giorni consentiti per legge, si vedranno così applicare in busta paga una trattenuta (qualche euro) pari all’effettiva durata dello scrutinio bloccato, senza quindi perdere l’intera giornata.

Anche quest’anno, come nel 2010, lo sciopero sarà articolato in base ai calendari scolastici regionali: si inizia il 9 e 10 giugno in Marche e Puglia, a seguire il 10-11 giugno in Veneto, il 16-17 giugno in Liguria e a Bolzano, il 14-15 giugno in tutte le altre regioni. L’astensione per il tempo strettamente necessario a svolgere gli scrutini non potrà essere, ovviamente, attuata anche dal personale Ata; per il quale, quindi, l’Usb Scuola ha proclamato lo sciopero nelle stesse giornate ma di 24 ore.
Per quanto riguarda gli altri sindacati che aderiscono alla protesta in corrispondenza degli scrutini, Cobas e Unicobas, non è ancora chiaro in quale lasso di tempo chiederanno ai docenti di dichiararsi in sciopero. La comunanza tra i vari sindacati si stabilisce, invece, nell’individuare i motivi della contestazione: si va dalla precarizzazione sistematica dei rapporti di lavoro alla scuola dei test Invalsi e della performance aziendale. Mal digerito è anche l’ingresso delle fondazioni private nel mondo scolastico, come la progressiva riduzione dell’organico docente e Ata, ridotto di quasi il 20% in 3 anni. Poco gradita è anche la volontà di regionalizzare il comparto istruzione. Tutti i sindacati mobilitati rivendicano, inoltre, l’immissione in ruolo di tutti i 250.000 precari, il ritorno del personale Ata all’organico del 2008, la restituzione degli scatti di anzianità e della pensione a 60 anni, il ritiro della legge Brunetta, il mantenimento della libertà di insegnamento, della la democrazia nelle scuole e il rinnovo vero delle Rsu.
Piero Bernocchi, coordinatore Cobas, che il 14 ha anche organizzato un presidio nei pressi del Miur, prova a riassumere i motivi della protesta: “è uno sciopero contro la scuola-miseria, per la cancellazione dei tagli degli organici di docenti ed Ata, l’assunzione dei precari su tutti i posti vacanti e disponibili, l’apertura immediata della trattativa per il contratto con adeguati aumenti salariali, la restituzione degli scatti di anzianità scippati, contro lo strapotere dei presidi-padroni, per la restituzione a tutti del diritto di assemblea. In continuità con la lotta di maggio, é anche uno sciopero per la fine della pratica illegale dei quiz Invalsi in orario di lezione, l’eliminazione dei quiz nell’esame di terza media e per impedire la loro introduzione – conclude – anche nell’esame di maturità dal prossimo anno, come minacciato da Gelmini”.

Secondo Stefano d’Errico, segretario Unicobas, i docenti dovranno aderire allo sciopero perché “ancora una volta, contro la ‘scuola in 3-D’ (Disuguaglianza, Diseducazione e Disoccupazione) voluta dal ministro Gelmini e a difendere la scuola democratica, inclusiva e multiculturale nata dalla Costituzione”.

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