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Aggiornato il 11.11.2025
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Scuola con il 100% di alunni stranieri, Lega all’attacco. La ds: “Sono nati in Italia. Insegnare qui non può essere un ripiego”

Una scuola primaria del quartiere San Siro a Milano è diventata celebre per una realtà demografica eccezionale: “Qui il 100% degli alunni è straniero”. Nel 2024 la dirigente scolastica reggente della primaria, a Il Giorno, ha precisato immediatamente che, nonostante la classificazione, si tratta in realtà di “tutti bimbi nati in Italia”. Già anni fa la percentuale di alunni stranieri era del 99%.

Isabella Tovaglieri (europarlamentare della Lega), ha di recente rilanciato la realtà, con un video sui social: “In questa scuola di Milano non esiste integrazione o multiculturalismo: sono tutti stranieri. Questo è il risultato drammatico di decenni di politiche immigrazioniste della sinistra”, queste le sue parole. La Tovaglieri si è anche mostrata mentre legge un annuncio di una bacheca di un’altra scuola della zona in arabo.

La composizione delle classi riflette strettamente la popolazione residente nel quartiere. La maggioranza degli alunni è di origine arabofona, in particolare egiziana e romena, con una minoranza sudamericana.

Il fenomeno della “fuga delle famiglie italiane” (white flight) è ancora presente, sebbene la ds ritenga che lo stereotipo sia infondato. I pochi italiani che abitano nelle vicinanze sono spesso richiamati dalle scuole paritarie. Il timore è che, con così tanti alunni stranieri in classe, i loro figli possano subire contraccolpi o ritardi nei programmi dovendo aspettare gli altri.

La reggente smentisce questo pregiudizio: gli alunni, essendo nati in Italia, presentano una distribuzione di intelligenza e difficoltà comune a “classi di tutto il mondo”. La prova di questo è che proseguono poi alle scuole medie, dove la popolazione straniera si attesta intorno al 30% e le richieste di iscrizione risultano «altissime».

La priorità: “catturare” lo studente

Per contrastare la segregazione e l’abbandono scolastico, la scuola punta sull’innovazione didattica: è stato reintrodotto il metodo Pizzigoni, originariamente concepito per le famiglie che parlavano solo il dialetto, e ora riattualizzato per l’osservazione della realtà, dimostrandosi efficace. L’istituto è un “polo di sperimentazione didattica” ed è seguito dall’Università Bicocca, un fattore che contribuisce ad attrarre docenti.

Insegnare o dirigere in un contesto definito “faticoso” non può essere un ripiego. La scuola opera come un presidio sociale, dove “la didattica viene dopo l’aspetto relazionale”. La dirigente sottolinea che “Se non ‘catturi’ gli studenti non puoi insegnare matematica”. Questo sforzo relazionale non è tempo perso, ma permette di raggiungere tutti gli obiettivi.

Ius Scholae e altre proposte

La principale fonte di preoccupazione è la dispersione scolastica, sia esplicita che implicita. Per arginarla, è fondamentale un organico stabile e il miglioramento continuo del rapporto con le famiglie, che la ds ammette “non sempre facile”, anche se la situazione sta evolvendo positivamente: a giugno, tutte le famiglie dei futuri alunni di prima elementare hanno risposto all’invito a visitare la scuola.

Riguardo alle proposte di imporre quote del 30% di alunni stranieri per classe, la preside le giudica “Impraticabile qui”, sostenendo che non è possibile generalizzare, poiché se i bambini stranieri abitano nelle immediate vicinanze non possono essere semplicemente spostati altrove.

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