Solo il 38% degli italiani si considera “moltissimo o molto soddisfatto” della scuola pubblica. A dirlo è la 28° edizione dell’Osservatorio “Gli italiani e lo Stato”, curato da LaPolis-Università di Urbino Carlo Bo con Demos e Avviso pubblico. “La ricerca conferma il trend degli ultimi anni”, scrive Repubblica, commentando i dati, “la scuola, la sanità e i trasporti non riescono a recuperare la soddisfazione di qualche anno prima”. Un risultato legato anche alla “perdita di status degli italiani”, che per gli esperti “alimenta la sfiducia nelle istituzioni e l’insoddisfazione dei servizi pubblici”.
Lo studio dà conto della percezione dei cittadini nei confronti di molte istituzioni. Ai vertici della “classifica”, come spesso accaduto negli ultimi anni, ci sono il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i rappresentanti delle forze dell’ordine, a riprova della forte richiesta di sicurezza. Per quanto riguarda la “politica”, invece, “Parlamento e partiti chiudono la classifica”, si legge ancora nell’articolo, “insieme a banche, organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Perdono qualche punto Unione europea e magistratura, al centro della graduatoria ma anche dello scontro politico”.
Un capitolo a parte merita il rapporto tra gli italiani e la chiesa, in un anno segnato dalla complessa transizione tra due pontefici. “Papa Leone XIV attira il consenso di metà degli italiani (48%)”, sottolinea Repubblica, “ma non riesce, almeno per ora, ad assestarsi sui livelli di Papa Francesco“. Il papa americano, insomma, suscita l’apprezzamento degli italiani ma non quanto il predecessore argentino. Interessante notare invece l’aumento della fiducia nella Chiesa come istituzione. Quest’ultima, infatti, “fa osservare più sei punti percentuali: 39%”.
Il rapporto, infine, dedica ampio spazio alle condizioni sociali degli italiani. “È interessante sottolineare la percezione di classe“, si legge ancora. “In 20 anni, gli italiani che si sentono parte dello strato sociale più basso sono cresciuti dal 39 al 47%. Parallelamente, il ceto medio si è contratto; la soglia della metà dei cittadini è stata varcata al ribasso: dal 53 al 48%. Resta minoritaria la componente di quanti si ritengono parte del ceto superiore (4%). Non si tratta di uno stravolgimento della percezione di classe degli italiani, ma il dato rivela l’idea di un ascensore sociale bloccato”.
Una situazione che secondo gli autori della ricerca può innescare “un diffuso sentimento di frustrazione nelle aspettative dei cittadini”. Gli italiani che valutano il proprio status socioeconomico in declino “sono il 39%, un dato pari a quello di 20 anni fa. Ma la componente che ritiene migliorata la propria posizione sociale è scesa dal 23% del 2006 al 14% di oggi. La stabilità della condizione economica è pari al 47% (era il 36%)”. Una condizione di insicurezza che, come detto, riverbera nel rapporto con le istituzioni. Proprio a partire dal mondo della scuola.