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Scuole aperte oltre le lezioni: a Torino crescono i Patti educativi di comunità

Carmelina Maurizio

Sono 15 le scuole – tutti istituti comprensivi –  di Torino e dell’area metropolitana che hanno esteso l’orario scolastico grazie ai Patti educativi di comunità, rilanciati un anno fa dal protocollo territoriale firmato da Comune, Prefettura e Ufficio scolastico provinciale.

Nati nel 2020  grazie all’impulso del Ministero dell’Istruzione, i Patti educativi, inclusi formalmente nel Piano Scuola 2020-2021, rappresentano uno strumento di governance di prossimità che, attraverso la valorizzazione di partenariati locali tra scuole, famiglie e territorio, mira allo sviluppo di una scuola inclusiva, coinvolgendo enti locali, associazioni, musei e realtà di quartiere con l’obiettivo di ampliare l’offerta formativa, contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa. 

I Patti Educativi

Dal punto di vista pedagogico e sociale, si tratta di un modello che punta a trasformare la scuola in uno spazio aperto al territorio, capace di offrire attività culturali, sportive e ricreative anche oltre l’orario delle lezioni.

Il concetto del “Patto Educativo di Comunità” ha avuto origine come risposta di emergenza alla pandemia, ma rappresenta ancora oggi un passo avanti significativo per lo sviluppo educativo dei territori, la cui continuazione oltre il termine delle condizioni pandemiche è auspicabile.

Contemporaneamente alla nascita dei Patti Educativi è nato  l’Osservatorio Nazionale sui Patti Educativi, promosso da INDIRE e LABSUS, per analizzarne i tratti caratterizzanti, individuare le migliori pratiche e poter così fornire un efficace supporto alle scuole che vogliono stringere alleanze col territorio.

L’Osservatorio ha raccolto sino al termine dell’anno scolastico 24-25 circa 200 Patti, di cui il 48,4% sottoscritti nel Nord Italia, il 34,9% al Sud e il 16,7% al Centro. Le regioni che hanno condiviso il maggior numero di Patti sono Piemonte e Puglia.

I Patti in maggioranza (40,9%) promuovono una visione di scuola inclusiva, dove le diversità, i diversi stili d’apprendimento, vengono valorizzati così da dare a tutti pari possibilità di crescita in un sistema equo e coeso in grado di prendersi cura di tutte le alunne e tutti gli alunni.

Patti educativi a Torino

La Città di Torino segue questi percorsi da circa cinque anni, attraverso gli uffici di Iter (https://www.comune.torino.it/argomenti/istruzione/iter) ,con accordi differenziati in base alle esigenze dei singoli istituti. L’Ufficio scolastico provinciale partecipa alla messa in atto dei Patti educativi, sottolineando il ruolo centrale delle scuole come presidi educativi e di legalità, evidenziando l’impegno dei dirigenti scolastici coinvolti nell’attuazione dei Patti.

La buona pratica di Torino si inserisce nel gruppo numeroso di iniziative realizzate e in corso in numerosi territori italiani. Nello specifico, è stata messa in atto nel capoluogo piemontese, per favorire l’apertura delle scuole dando a tutti, soprattutto a chi non può permettersi attività extrascolastiche, opportunità formative che favoriscono la prevenzione di disagio, bullismo e marginalità.

L’obiettivo è utilizzare le scuole come spazi aperti anche oltre l’orario curricolare, offrendo attività culturali, sportive e ricreative accessibili a una platea ampia di studenti, per affrontare situazioni di disagio giovanile, favorendo percorsi educativi alternativi a quelli informali.

Si parla di bullismo, disagio, baby gang, ragazzi che si sentono in condizioni di subalternità come gli stranieri di seconda generazione o i cosiddetti “maranza”: coinvolgerli all’interno della scuola significa offrirgli un modello culturale educativo diverso da quello che apprendono dai social, una percezione distorta che li spinge ad avere comportamenti aggressivi, ha detto il prefetto della città Carfagna. durante il recente convegno che ha voluto fare il punto sulla messa in atto di buone pratiche come queste.

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