La cybersecurity è uno degli sbocchi professionali sempre più al centro delle richieste del mercato del lavoro perché cresce l’attenzione e la paura delle aziende rispetto agli attacchi informatici.
Il nostro Paese nel 2024 si è collocato al quarto posto tra i Paesi più colpiti da attacchi cyber, dopo USA, Regno Unito e Canada, superando la Germania.
La cybersecurity è un contesto in continua evoluzione, ma sono in particolare gli attacchi ransomware a colpire in particolare modo i settori industriali,
Per questi motivi, sia l’aumento di attacchi informatici sia la maggior cultura aziendale a riguardo che cresce sempre più la richiesta di professionisti del settore.
Secondo dei dati diffusi da Unioncamere, tra il 2024 e il 2028 serviranno circa 920.000 nuovi addetti in ambiti come Cybersecurity, cloud computing e big data. Sarà soprattutto l’Intelligenza Artificiale a ridefinire il mercato del lavoro. Oggi il 20,2% delle aziende con più di 50 dipendenti utilizza già soluzioni di AI e l’11,3% le impiega nei processi core (fonte Agenda Digitale). Uno scenario in rapida evoluzione, che vede nuove professioni nascere a velocità così impressionanti che per la scuola stare al passo diventa una sfida impossibile. Si tratta di un cambiamento così profondo, che apre opportunità significative sul tema occupazionale ma richiede competenze specifiche.
È una sfida a cui il nostro Paese non può sottrarsi, senza un adeguato investimento in formazione, il divario con Stati Uniti e Cina è destinato ad ampliarsi.
Figure come il cyber security specialist sono molto ricercate dalle aziende sia per chi decide di strutturare un proprio SOC (Security Operation Center) interno sia per quelle che offrono servizi di sicurezza mettendo a disposizione delle altre imprese strumenti e know how.
Trovare personale qualificato in ambito cybersecurity non è affatto semplice perché di fatto non esiste ad oggi un percorso formativo scolastico specifico.
Come percorsi accademico sono spuntati da qualche anno corsi specifici come quello in Ingegneria e Scienze Informatiche per la Cybersecurity dell’Università Parthenope, o come laurea magistrale molte università offrono specializzazioni in Sicurezza Informatica, tra cui la Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna e Ca’ Foscari a Venezia.
Esistono anche dei master di I e II livello presso atenei come Pisa e Milano adatti per chi è già laurato e vuole ulteriormente specializzarsi.
Se non si vogliono intraprendere percorsi universitari, altra strada percorribile è quella degli ITS Academy, gli istituti tecnici superiori post diploma in grado di formare specialisti di settore grazie a docenti professionisti e tante ore di pratica presso le aziende.
In questo scenario di forte gap tra domanda e offerta possono dare una grande mano gli ITS pensati proprio per rispondere in modo diretto alle esigenze delle imprese. Gli ITS rappresentano, infatti, un modello in forte espansione capace di integrare formazione e lavoro con risultati estremamente positivi.
Oltre l’80% dei diplomati trova occupazione entro un anno e il 92% è inserito in un settore coerente con il percorso di studi. Numeri che confermano la validità di una formazione pratica, progettata insieme alle aziende che partecipano direttamente alla definizione dei corsi e all’accoglienza degli studenti in tirocinio.
Gli ITS offrono percorsi sui settori su cui è maggiormente richiesta manodopera specializzata, ambiti come quello del digitale di cui ne fa parte la cybersecurity, ma anche quello meccanico, della sostenibilità e agroalimentare. Lo studente che completa il biennio acquisisce il titolo di Livello EQF-5 spendibile anche all’estero.
Gli ITS hanno come una delle caratteristiche principali, oltre il fatto che circa il 40% delle ore sono di pratica presso le stesse aziende, anche quella di saper cambiare pelle in tempi rapidi. Riescono infatti ad aggiornare i programmi in maniera molto dinamica, così come inserire un indirizzo nuovo integrando nuove esigenze che possono emergere delle aziende.
Il Governo Meloni crede molto in questi percorsi in grado di salvaguardare il famoso Made in italy, non a caso il MIM ha previsto un ulteriore investimento di 265 milioni di euro nel prossimo triennio destinato proprio allo sviluppo degli ITS. L’investimento rappresenta un intervento strategico per rafforzare il sistema di istruzione tecnologica superiore e rispondere alle crescenti esigenze del tessuto produttivo.