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Sindacati infuriati col Ministro: nelle scuole regna l’incertezza

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Dopo la pausa natalizia tornano a farsi sentire i sindacati. L’argomento, nemmeno a dirlo, è la spinosa interpretazione dei contenuti del “Regolamento relativo alla rete scolastica e alla gestione del personale” approvato lo scorso 18 dicembre al fine di rendere operative le novità sulla scuola introdotte con la legge Finanziaria. Per le organizzazioni che tutelano i lavoratori rimangono ancora tanti gli interrogativi: come la modalità di esecuzione dei tagli, gli sviluppi sugli organici e sulla formazione delle classi, la nuova configurazione della primaria, le nuove regole sulla mobilità per i perdenti posto, il destino di alcune classi di concorso e i dimensionamenti delle scuole. Solo per citarne alcuni. In realtà, lo spostamento in avanti di tutte le operazioni sarebbe dovuto servire anche a questo. Il primo ad ammetterlo è stato proprio il Miur che nel posticipare a fine febbraio le iscrizioni ha ricordato come questo favorisse la divulgazione di maggiori e più dettagliate notizie.
Ma siamo già a metà gennaio e di notizie sicure ne sono fino ad oggi arrivate poche. Tanto che le scuole sarebbero in uno stato di forte incertezza  e confusione. Almeno a detta dei sindacati. Per questo, per evitare ripercussioni su personale e studenti, i Confederali hanno chiesto con urgenza un incontro con il Ministro Gelmini.
Per il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima, “la ripresa dell`attività avviene, in tutte le scuole, è all`insegna del disagio, della preoccupazione e delle incertezze: incombono scadenze che toccano aspetti cruciali della vita scolastica (valutazione, iscrizioni, determinazione degli organici) e su di esse pesa lo stato di confusione e di allarme determinato dai provvedimenti in corso di emanazione”.
Il sindacato punta il dito sui nuovi regolamenti: sono queste novità non ancora del tutto chiare “a rendere più che mai vive le ragioni di dissenso che sono state al centro dell`iniziativa sindacale nei mesi scorsi contro le scelte di politica scolastica del Governo”. Diventa fondamentale il confronto con i vertici di viale Trastevere: serve “un tavolo di confronto, che la Cisl Scuola – conclude Scrima – torna a riproporre con forza”.
La stessa richiesta giunge anche dalla sempre più “sola” Flc-Cgil: “ad oltre un mese dall’approvazione dei regolamenti attuativi della legge 133/08 – ha fatto sapere il segretario generale Domenico Pantaleo  – il Ministro Gelmini non ha ancora convocato le organizzazioni sindacali. Questo è un fatto molto grave e costituisce una costante nei comportamenti del Ministro”. Secondo il leader del sindacato di via Leopoldo Serra, a pagare il prezzo più salato di questi provvedimenti sarà il personale privo di contratto a tempo indeterminato: Pantaleo prevede “il licenziamento di migliaia di precari sui quali si scaricherà l’effetto di tali provvedimenti”. Un effetto che per il sindacalista il Miur ha “presentato come una mera operazione burocratica arrivando persino ad occultare questa verità”.
Nella stessa giornata di richiesta quasi unitaria di un incontro col Ministro, la Flc-Cgil ha confermato la linea di rottura verso gli altri sindacati intrapresa con il mancato rinnovo del contratto di fine anno invece accettato dalle altre quattro organizzazioni sindacali (Cisl, Uil, Snals e Gilda): Pantaleo ritiene che i docenti e il personale Ata non meritassero un rinnovo così esiguo appena pari al livello di inflazione: per questo si appella a studenti e associazioni di categoria (ma non agli altri sindacati di comparto) e chiede ai lavoratori di esprimersi su questo punto. Nei prossimi giorni la Flc-Cgil attiverà così, sempre in maniera isolata, “assemblee e referendum tra i lavoratori della scuola sul contratto “bidone” raccordandoci – sottolinea Pantaleo – con tutte le associazioni e il movimento degli studenti che vogliono dare un futuro diverso alla scuola italiana”.
Il comparto Conoscenza della Cgil ha colto anche l’occasione per rispondere alle parole pronunciate domenica scorsa dal Ministro della funzione pubblica a proposito del fatto che i lavoratori della scuola, al pari del burocrate e dell’impiegato al catasto, si vergognino di dire ai figli che professione fanno. Per Pantaleo è “l’ennesima sparata del Ministro Brunetta : è l’ulteriore colpo alla dignità sociale degli insegnanti e al loro ruolo fondamentale per assicurare a tutti il diritto all’istruzione. Ormai appare evidente il disegno del Governo che vuole demolire la scuola pubblica, licenziando migliaia di insegnanti e di personale Ata, riducendo, come successo con il rinnovo del contratto del secondo biennio nella scuola, il potere d’acquisto dei salari, abolendo le esperienze didattiche più innovative”.
Meno aggressiva risulta, invece, la strategia della Uil Scuola. A dire il vero, però, il sindacato di Massimo Di Menna non è da meno preoccupato per le conseguenze derivanti sempre dall’applicazione dei nuovi regolamenti. In particolare per il nuovo contratto integrativo per la mobilità del personale docente, educativo ed Ata. Sempre nel testo del 18 dicembre si fa infatti esplicito riferimento ai docenti di ruolo
docenti privi di titolarità: l’art. 25 del regolamento indica che “il personale viene posto in mobilità professionale qualora sia in possesso di abilitazione o di idoneità per altra classe di concorso o altro posto; si procede, altresì, al trasferimento su posto di sostegno qualora in possesso del previsto titolo di specializzazione”.
Ora però il contratto, che si sta negoziando in questi giorni ed applicabile dal prossimo anno scolastico, dovrebbe individuare i criteri per il personale perdente posto in caso di riduzione di organico: “la Uil – si legge in una nota – ha fatto presente che tutto il lavoro di definizione dell’articolato del contratto, effettuato negli incontri precedenti, è stato fatto prima della definizione dei regolamenti attuativi di riordino del primo ciclo di istruzione, che presentano in alcune parti formulazioni poco chiare e per certi versi di difficile e improbabile attuazione”. Secondo il sindacato guidato da Di Menna “oggi non è possibile continuare ad affrontare i problemi della mobilità se non viene prima avviato il confronto sulla verifica della ricaduta dei regolamenti sul personale. Il confronto potrà ripartire quando tutti i problemi saranno affrontati in termini chiari ed dopo una puntuale verifica delle ricadute sul personale”. L’impressione è che non si sarebbe dovuti giungere a parlare di queste delicate decisioni così tardi e a ridosso dell’applicazione delle nuove norme.