Home Personale Sinopoli (Flc Cgil): “Il nuovo contratto scardina la legge 107/2015″

Sinopoli (Flc Cgil): “Il nuovo contratto scardina la legge 107/2015″ [INTERVISTA]

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Dopo qualche giorno dalla firma del 9 febbraio 2018 sull’ipotesi del nuovo contratto Scuola, Università, Ricerca e Afam, abbiamo posto delle domande specifiche al Segretario Nazionale della Flc Cgil Francesco Sinopoli.

Ecco l’intervista esclusiva rilasciata dall’esponente sindacale a La Tecnica della Scuola.

Finalmente la Scuola, l’Università, la Ricerca e l’AFAM hanno un nuovo contratto dopo quasi 9 anni di attesa. Qual è la novità contrattuale che ritiene più importante e qual è il punto che non siete riusciti, con rammarico, a portare a casa?

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La novità più importante del nuovo contratto Istruzione e Ricerca è la riappropriazione di ogni materia legata al salario, orario, organizzazione del lavoro da parte del contratto: ognuna di quelle materie ridiventa materia negoziale o direttamente in contrattazione ai vari livelli o sotto forma di confronto. Su ogni materia di contrattazione e di confronto il sindacato ha diritto all’informazione. Le relazioni sindacali sono state rispristinate in pieno. Sono state rimosse le macerie create dalle leggi e, ad esempio, la buona scuola ne esce completamente scardinata. Nelle condizioni date abbiamo portato a casa il massimo consentito: da questo punto di vista non ho alcun rammarico.

Questo rinnovo del contratto scuola ha, di fatto, modificato la legge 107/2015 nella parte che consentiva ai Dirigenti Scolastici di disporre del bonus del merito per premiare solo una piccola parte dei docenti. Adesso quali saranno le prospettive future per l’ormai prossimo rinnovo contrattuale 2019/2021?

Sì, la buona scuola con il contratto di fatto non esiste più, almeno in materia di relazioni sindacali. Il prossimo contratto si dovrà misurare sul terreno di una ulteriore valorizzazione del personale, sia in ordine alla questione salariale (il contratto recupera solo in parte la perdita del potere di acquisto prodottasi in questi anni) sia in ordine alle condizioni di lavoro e alle materie di contrattazione come ad esempio l’Alternanza scuola lavoro. Per realizzare tutto ciò, il governo deve non più sfuggire alle sue responsabilità: la conoscenza è cruciale per il futuro del Paese e della nostra gioventù. Ci vogliono, in istruzione e ricerca,  investimenti, investimenti, investimenti….almeno nella misura di quella dei Paesi Ocse.

I sindacati autonomi parlano di contratto sfavorevole per i docenti e il personale scolastico, ANP parla di contratto corporativo che avvantaggia docenti e personale, non le sembra che ci sia un eccesso di strumentalizzazione, proveniente da più parti, su questa intesa?

Chi parla di corporativismo a favore dei docenti e ata in realtà parla del proprio corporativismo, incapace come è di solo “pensare” all’interesse generale, e chiuso come è nella propria angusta visione caporalesca delle relazioni lavorative. Quanto a chi parla di contratto sfavorevole per i docenti dovrebbe essere più coerente: se si firma un accordo con il governo su alcune poste finanziarie e se non si riesce a fare di più di quanto desiderato occorre portare a casa il massimo e traguardare alle prossime scadenze. E’ quanto abbiamo fatto noi con coerenza.

Sulla formazione in servizio dei docenti di ruolo, che per l’art.1 comma 124 della Legge 107/2015 dovrebbe essere obbligatoria, permanente e strutturale, come interviene il nuovo contratto scuola?

Il Contratto interviene in funzione regolatoria. Si contratterà la ripartizione delle risorse sia a livello nazionale sia a livello di scuola. Qualora si superino le ore programmate per la formazione scatterà il compenso. Questa è una materia riconquistata alla contrattazione dopo che la legge gliela aveva sottratta.

Molti docenti si lamentano del fatto che dopo tanti anni di vacanza contrattuale, le somme di arretrati e aumenti stipendiali del personale scolastico sono del tutto inadeguate. Secondo Lei esiste ancora un’emergenza salariale? Se si, quali sarebbero le soluzioni per risolvere tale emergenza?

Sul piano salariale il discorso rimane aperto. L’alternativa era: allungare ancora di più i tempi per incominciare a riprendersi qualche soldo dopo 10 anni di astinenza e con un triennio contrattuale già in scadenza (dicembre di questo anno) oppure incamerare quel che la finanziaria metteva a disposizione? Abbiamo ritenuto fosse interesse dei lavoratori perseguire questa seconda strada. Ma ci dobbiamo considerare subito all’opera per recuperare quanto dovuto. E comunque aver fatto scivolare una parte significativa delle risorse del bonus premiale sulla retribuzione professionale dei docenti, al di là della cifra, è un segnale importante che va nella direzione di stabilizzare quote di salario accessorio.

Nel nuovo contratto della Scuola si parla espressamente di “Comunità educante”, è solo un’espressione semantica o c’è qualcosa di più profondo e caratterizzante in questo termine a cui è stato dedicato un articolo contrattuale?

La comunità educante segna un salto concettuale che vorrei fosse apprezzata per quel che essa davvero rappresenta in termini culturali e valoriali. In mancanza di leggi che diano veramente alla scuola quel ruolo che la carta costituzionale le ha affidato, cioè di presidio culturale autonomo vocato alla crescita umana e culturale delle nuove generazioni, il Contratto se ne fa carico da solo: lontani dalle suggestioni aziendaliste, si punta sulla capacità delle persone (studenti, genitori, dirigenti, docenti, educatori,  ata) di interpretare il proprio ruolo non già basandosi sulle direttive calate dall’alto ma sulla propria creatività e sul proprio impegno. Ciò interpella lo stato in questo modo: si mettano i professionisti e i protagonisti del fatto scolastico nelle condizioni di operare in autonomia e i risultati verranno. In questo contesto al personale ata si chiede – e se ne valorizza così la partecipazione – di essere parte attiva nelle proposte e negli organismi che prendono le decisioni e fanno andare avanti la scuola (integrazione degli alunni con disabilità, gite scolastiche, sicurezza ecc.)

Sul capitolo sanzioni disciplinari sarà aperta, già a partire dalla prossima primavera, una sequenza contrattuale. Un capitolo importante che deve garantire nel suo complesso la “Comunità educante”, quale saranno le linee guida che si dovranno seguire?

Vi è un punto critico fondamentale che ha indotto le parti, su proposta sindacale, a rinviare la materia delle sanzioni ad una apposita sequenza. Il punto critico riguarda la tutela della libertà di insegnamento: senza una capacità di distinguere ciò che attiene a condotte cosiddette “antidoverose” da ciò che attiene alla relazione didattica non vi può essere sanzione. E’ in gioco, ripeto, la libertà di insegnamento. La nostra proposta è che per superare questa difficoltà occorra ripristinare un organismo che abbia la facoltà di operare questa distinzione. Parlo di ripristino giacché tali organismi esistevano fino all’abolizione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI). Oggi il CNPI è stato sostituito dal CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) solo dopo che la FLC Cgil ha costretto il MIUR con un ricorso che abbiamo vinto a rifare le elezioni per la sua costituzione. Ma – non conseguentemente –  non è stato ripristinato l’organismo di garanzia di cui stiamo parlando. Aggiungo poi che non va assolutamente bene che il Dirigente Scolastico – caso unico nel pubblico impiego – abbia, come Dirigente dell’unità produttiva (la scuola in questo caso), la facoltà di sospendere da servizio fino  a 10 giorni. Per gli altri impiegati dello stato tale facoltà è in capo all’organo dirigente di livello superiore. Un caso di discriminazione che non regge sul piano costituzionale per palese discriminazione di trattamento.

Sulle relazioni sindacali diventano materia di contrattazione anche “i criteri generali  per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio (diritto dalla disconnessione).  Di che si tratta?

È una materia che abbiamo fortemente voluto per mettere un freno all’invasività delle nuove tecnologie nella vita delle persone e per dare dignità al loro lavoro. Non si può essere continuamente sollecitati con sms, mail, Wa, con avvisi del sistema informativo ministeriale che richiamano le scuole a rispettare le scadenze lavorando di sabato, domenica o durante le ore notturne.

Per finire, quali sono i vantaggi che questo contratto fa registrare per il personale ata?

Sono diversi. Sul piano salariale abbiamo salvaguardato il bonus degli ottanta euro che sono stati riconfermati con la finanziaria 2018. A questi si aggiungono altri 80 euro per le fasce più basse crescendo via via per le fasce più alte. Abbiamo ridotto a loro favore la forbice salariale che in passato era molto più significativa di quella attuale, Si rinvia a sequenza tutta la questione dei profili professionali. Introduciamo un punto di certezza circa il pagamento delle indennità di reggenza per i Dsga che “reggono” due scuole. Abbiamo sfoltito le declaratorie dei servizi minimi da assicurare in occasione delle assemblee sindacali: ciò allargherà la platea dei partecipanti alle assemblee soprattutto a beneficio dei collaboratori scolastici, che, inconseguenza dei tagli al personale, si trovano da soli in servizio presso i plessi scolastici. Pensando proprio al personale ata abbiamo introdotto il concetto di comunità educante di cui abbiamo detto.  E infine è stata introdotta anche la modalità oraria per i permessi già previsto all’art. 15 del Ccnl/07, aggiunte ulteriori 18 ore (tre giorni) di permesso per le visite specialistiche e chiarito che i 3 giorni l’anno per gravi motivi (legge 53/2000) sono aggiuntivi ai 3 per motivi personali o familiari.