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Smartphone a scuola: gli studenti rispondono al divieto con una “contro-circolare”: “Trasformare insegnanti in custodi non costruisce un clima educativo”

Redazione

La Rete degli Studenti Medi del Lazio ha manifestato davanti al Ministero dell’Istruzione per contestare la circolare firmata dal ministro Valditara che vieta l’uso dei telefoni cellulari durante l’intera giornata scolastica. “Così non si educa, si impone solo l’obbedienza – spiega la coordinatrice Bianca Piergentili – mentre servirebbe una vera educazione digitale”. Il sindacato studentesco critica la scelta del Ministero di concentrarsi sui divieti, mentre la legge di bilancio 2025 taglia 99 milioni alla scuola e nove edifici su dieci restano fuori norma.

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Per questo gli studenti hanno redatto una contro-circolare, indirizzata alle scuole e alle istituzioni, che propone un modello educativo alternativo. Il testo rifiuta l’approccio repressivo e invita a riconoscere lo smartphone come strumento ormai centrale nella vita quotidiana: vietarlo significa rinunciare al compito della scuola di insegnarne un uso consapevole e responsabile.

La contro-circolare richiama anche uno studio di tre università spagnole, secondo cui l’integrazione dei telefoni nella didattica può migliorare i risultati scolastici. Gli studenti chiedono di considerare il contesto, la preparazione dei docenti e le finalità didattiche, piuttosto che ridurre il tema del rendimento all’abuso dei dispositivi digitali.

Per la Rete, una scuola davvero inclusiva deve garantire pari accesso agli strumenti tecnologici, ricordando che per molti ragazzi il cellulare è l’unico mezzo digitale disponibile. Servono investimenti nella formazione dei docenti, non nuove regole punitive. “Trasformare insegnanti in custodi del divieto e studenti in sorvegliati speciali – si legge – non costruisce un clima educativo sano”.

Il messaggio è chiaro: più educazione, meno divieti. Gli studenti chiedono di reintrodurre l’uso dei telefoni come supporto didattico e di aprire un confronto reale sull’educazione tecnologica. “Vogliamo una scuola che ascolti e che cambi, non che punisca” concludono, annunciando nuove mobilitazioni per il 14 novembre.

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