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Spunta la lista “nera” degli istituti: non a norma quasi uno ogni tre

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Quasi un istituto scolastico italiano ogni tre non è a norma. A sostenerlo il Codacons. Ma la denuncia non sarebbe come quelle passate: la stessa associazione di tutela dei diritti dei consumatori sostiene di essere entrato in possesso “di un documento segreto” del ministero dell’Istruzione che elenca, regione per regione, tutte le scuole con gravi criticità. La già lunga lista si completerebbe con le denunce raccolte negli ultimi tempi dallo stesso Codacons.
Dal documento, realizzato a seguito di un monitoraggio disposto nel gennaio 2009 dall’intesa Stato-Regioni ed effettuato in tutte le scuole italiane, risulterebbe che gli istituti che presentano “gravi criticità”, a volte talmente gravi di potere diventare potenzialmente rischiose per la salute di studenti, insegnanti e personale scolastico, sono ben 12 mila. Per conoscere i nomi degli istituti a rischio – individuati dal monitoraggio e attraverso le segnalazioni giunte direttamente al Codacons sugli istituti sovraffollati – basta collegarsi con il sito internet di Carlo Rienzi, presidente dell’associazione dei consumatori.
L’elenco degli istituti con gravi criticità comprende praticamente tutte le regioni italiane, con leggera prevalenza al Sud. Le meno affidabili sarebbero, in particolare, collocate in Calabria (1428 scuole con “gravi criticità”), nel Lazio (1330), in Sicilia (1259), in Veneto (1062), in Lombardia (1026). Seguono la Puglia (974), il Piemonte (951) e la Toscana (772). Più staccate, quindi con meno istituti scolastici con potenziali rischi per chi li frequenta, la Sardegna (541), l’Emilia Romagna (467), l’Abruzzo (390), le Marche (383), il Friuli (306), la Liguria (271), l’Umbria (263), la Basilicata (228). Chiude il Molise con appena 95 casi riscontrati o denunciati. Da completare ancora la ricognizione, invece, in Campania, dove comunque al momento sono stati rilevate 300 situazioni critiche.
La lista “nera” sarebbe emersa a seguito dell’approvazione del decreto interministeriale del ministero dell’Istruzione di concerto con quello dell’Economia del 23 settembre 2009, decreto che individuava per l’anno scolastico 2009-2010 le scuole che dovevano essere destinatarie della riduzione del numero di alunni per classe quando le aule erano sottodimensionate. Secondo Mimmo Didonna, responsabile del dipartimento “scuola sicura” del Codacons, in realtà quel provvedimento si sarebbe rivelato “una presa per i fondelli, visto che al 23 settembre scorso le classi erano già formate in soprannumero e l’organico di fatto già operante con i tagli del ministro Gelmini. Non ci risulta – ha sottolineato il rappresentante dell’associazione – che, dopo l’emissione del decreto sulle criticità, le scuole interessate abbiano operato la riduzione del numero di alunni nelle classi. Non solo. Il formulario utilizzato per l’individuazione delle criticità non teneva conto della grandezza effettiva delle aule (minimo 45-50 mq netti per 25 alunni) e quindi dei problemi derivanti dal sovraffollamento delle classi“. La triste realtà, aggiungiamo noi, è che se lo Stato italiano dovesse applicare pedissequamente la normativa in vigore sul rapporto “secco” alunno-spazio classe a disposizione, la lista delle scuole a rischio lieviterebbe ulteriormente. E per molte l’unica soluzione sarebbe quella di dirottare altrove gli alunni di troppo.