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Stipendi, aumenti per tutti solo in caso di crescita economica del Paese

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Per il rinnovo del contratto, c’è un punto fermo su cui il governo non transige: è finita l’era degli aumenti a tutti, ora si premia solo chi fa bene.

Come già rilevato in un altro articolo, a dirlo ai sindacati, il 26 luglio all’ora di pranzo, è stata Marianna Madia, responsabile della Funzione Pubblica.

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“La distribuzione degli incentivi non può seguire un percorso ‘a pioggia’, senza distinzioni”, hanno riferito i sindacalisti, riportando le parole della Madia, ai cronisti che attendevano notizie a Palazzo Vidoni.

Ora, siccome gli aumenti previsti dal governo sono riferiti solo ad una fetta di dipendenti, viene da chiedersi: cosa accadrà ai meno meritevoli? Potranno avere qualche forma di aumento?

Tutto dipenderà tutto dall’andamento economico-finanziario dell’Italia, a spiegato il ministro della Funzione Pubblica: gli aumenti, quindi, per loro sono previsti solo se “ci sarà sviluppo, allora ci saranno anche più risorse”, ha sottolineato il ministro Madia sempre ai sindacati.

Come dire: se la crescita economica dell’Italia continuerà a farsi desiderare, la gran parte dei dipendenti pubblici può dimenticarsi gli aumenti. E bisognerà fermarsi a poco più dei finanziamenti previsti dall’ultima ex Finanziaria, che ha previsto una cifra non molto superiore a 300 milioni di euro per tutti i dipendenti del pubblico impiego.

La posizione del Governo ha già scatenato le prime reazioni: secondo il deputato Pietro Laffranco (Forza Italia), “la dichiarazione del Ministro Madia, secondo cui se ci sarà più sviluppo cresceranno le risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, fermo da anni, è la dimostrazione lampante che il Governo intende prendere ancora in giro i tre milioni di dipendenti. Tutti, anche i bambini, sanno che non ci sarà, purtroppo, maggiore crescita economica. È ciò sia per le dinamiche internazionali che per l’inettitudine del Governo Renzi. A questo punto vedremo la reazione dei sindacati, se sarà ancora appiattita sul Governo o almeno stavolta in difesa dei lavoratori”.

Deluso è anche Marcello Pacifico, leader dell’Anief: “il Governo ha sbagliato approccio, perché alla luce del desolante quadro tracciato alcuni giorni fa dalla Corte dei Conti, bisognava garantire a tutti il recupero almeno dell’indennità di vacanza contrattuale e l’aumento stipendiale minimo: si tratta di un incremento complessivo di circa del 20%. Solo dopo, si sarebbe potuto parlare di merito ristretto al 20%. Ma siccome il lavoro, con un salario minimo garantito per soddisfare le esigenze di vita, rimane un diritto costituzionalmente garantito, decidere di abolire gli aumenti comporta dei rischi notevoli da un punto di vista giuridico”, conclude il sindacalista autonomo.

 

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