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Stop all’ordinanza di De Luca, parla una delle madri che hanno firmato il ricorso al TAR

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Presidente dell’Associazione Scuole Aperte Campania, Palmira Pratillo si è battuta insieme ai genitori della sua Associazione, fin dall’inizio dello scorso anno, per riportare a scuola in presenza, gli studenti campani, “penalizzati – dice lei stessa – dalle continue ordinanze disposte dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca”.

Afferma Palmira Patrillo: “Siamo stati gli unici ad essere costretti alla DAD anche in zona gialla, allorché nelle altre regioni, si andava a scuola in presenza fino alla prima media finanche in zona rossa.”
L ‘Associazione è stata promotrice sia del ricorso che ha riportato a scuola in presenza i bambini della Campania nel gennaio 2021 sia di uno dei tre ricorsi contro la recente ordinanza di De Luca, sospesa ieri dal TAR Campania.

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Ma vediamo cosa risponde alle nostre domande

Gli scienziati, con i loro studi ingegneristi di probabilità, in questi giorni hanno affermato che la diffusione del Covid avverrà rapidamente anche per l’ apertura della scuola, lei  cosa risponde? 

In realtà credo che, che come affermato anche dal Ministro Bianchi e come riportato nella relazione dell’UDC della Regione Campania del 7/01/2022, la velocissima risalita della curva dei contagi sembra esserci stata proprio non appena le scuole sono state chiuse per le vacanze di Natale. Questo perché i bambini e ragazzi, come del resto tutti noi, abbiamo potuto usufruire liberamente, come è giusto che sia, di tutte le attività commerciali e ricreative. Inoltre, già lo scorso anno scolastico, uno studio sistematico effettuato sul 97% delle scuole italiane, studio della professoressa Sara Gandini (epidemiologa e biostatistica dell’IEO di Milano) grazie ai dati dei contagi a scuola forniti dall’allora Ministra Azzolina, ha rivelato che nelle aule scolastiche avveniva appena il 2% dei contagi totali registrati in tutta la popolazione, attestandosi come ultimo luogo per diffusione del virus. Questo grazie all’applicazione di stringenti protocolli sanitari. Lo studio confrontando poi due regioni in zona rossa tra l’ottobre il dicembre 2020, una la Campania con le scuole chiuse, e l’altra la Lombardia con le scuole aperte, ha dimostrato inoltre che in Campania la curva del contagio è scesa molto più lentamente rispetto alla Lombardia, poiché le scuole hanno consentito qui un migliore tracciamento, fungendo pertanto anche da vero e proprio presidio sanitario sul territorio, come ha ribadito  nella recente conferenza stampa anche il Ministro dell’Istruzione. La Omicron è vero sembra avere maggiore diffusività, ma sembra anche essere molto meno letale, e quindi tenere le scuole aperte, potrebbe rivelarsi a maggior ragione utile al contenimento del virus.

Considerata l’attuale situazione sanitaria, cosa farebbe lei concretamente per conciliare le esigenze di sicurezza con quelle di socializzazione e di istruzione?

La sicurezza oggi viene garantita dai protocolli, già molto efficaci, e soprattutto dai vaccini. Risultano infatti protetti già tutti i docenti (solo lo 0,72% degli insegnanti non si è sottoposto al vaccino) e la gran parte degli studenti over 12. Bisogna pertanto chiedersi quale sia l’obiettivo che vogliamo raggiungere come comunità: il contagio 0, che abbiamo capito essere irrealizzabile, o rendere questo virus inoffensivo ed endemizzarlo, come sta già accadendo? I dati ci dicono che a fronte di un elevatissimo numero di contagi gli ospedali non sono in una situazione critica, e dobbiamo forse dare inizio ad una fase di convivenza reale con il virus, e questo vuol dire ritornare definitivamente alla didattica in presenza.

Si fida della gestione della scuola per quanto riguarda le misure anti contagio previste dal Governo? Non teme le quarantene continue in caso dì contagi di alunni che de facto sospenderanno la scuola in presenza introducendo la DAD? 

Il Governo, su consiglio del CTS, sta procedendo per step successivi, valutando di volta in volta la situazione epidemiologica. Infatti ora i protocolli sono stati adeguati alla presenza di Omicron. E non escludo che, se ritenuta più blanda come infezione, si possa presto passare a ridurre le quarantene solo ai positivi, come sta già avvenendo in molti paesi europei. In Spagna inoltre è proposta di ieri quella di mettere in quarantena una classe solo dopo 5 positivi. Questo grazie alla consapevolezza che siamo ormai in una situazione molto migliore rispetto ad un anno

Non crede che la Dad sia un altro modo di sperimentare la vita e che i ragazzi di oggi, quelli della generazione digitale, possano cogliere altre opportunità ? Gli studenti medi, che ieri hanno disertato la scuola in presenza, la stanno chiedendo ai Dirigenti Scolastici. Cosa trova nella DAD di poco soddisfacente?

Reputo che la DAD, utile in casi di comprovate e gravi situazione di rischio sanitario, possa sopperire alla didattica per brevi periodi, ma sia fortemente limitante per un bambino e ragazzo dal punto di vista relazionale ed emotivo. L’apprendimento infatti è ben altro rispetto ad una semplice trasmissione di nozioni, e deve necessariamente avvalersi dei gesti fisici, anche solo degli sguardi, deve fondarsi oltre che sui contenuti anche sul rapporto umano tra docente e discente. Solo così si può accendere nel discente una passione, un interesse reale per ciò che si sta apprendendo, e ciò è del tutto impossibile da fare dietro uno schermo, costellato di decine di rettangolini che emettono suoni falsati e meccanici, che dovrebbero rappresentare le persone. Questo non è apprendere, e spiace per i ragazzi che protestano per non andare in presenza che rinunciano così a ciò che evidentemente non hanno mai conosciuto: quella scintilla empatica che ti forma prima di tutto come individuo, più che come studente. La DAD inoltre pone enormi problemi di diseguaglianza sociale, come afferma anche il premier Draghi, poiché non tutti hanno la possibilità di avere dispositivi ed una connessione adeguati, e in taluni casi neppure un contesto domestico e familiare tale da consentire un sereno svolgimento della didattica. Non possiamo far finta che per tanti bambini e ragazzi la scuola non sia l’unico luogo sicuro che li accoglie e protegge dalla loro realtà quotidiana talvolta molto dura.

Cosa risponde a chi vi accusa  di scegliere la scuola prima del diritto alla salute dei vostri  figli ? Ritiene ora la scuola sicura rispetto al Covid?

Rispondo che essere in salute non vuol dire solo evitare di prendersi il Covid, per questo abbiamo detto che ci sono già le misure di precauzione, i vaccini e infine ormai anche le cure. Salute per i più giovani oggi vuol dire soprattutto salute mentale. E i dati in tal senso ci rivelano che la vera pandemia che sta investendo le future generazioni è proprio quella delle diagnosi sempre crescenti di disturbi psicologici ed alimentari, aumentati in maniera esponenziale negli ultimi 2 anni a causa dell’isolamento forzato e all’allontanamento da scuola. I numeri sono da far tremare i polsi: secondo quanto dichiarato dal Prof. Albizzati , direttore del reparto di neuropsichatria infantile dell’ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, si stima che oggi siano 800.000 i ragazzi under 18 con disturbi psichici (8%), e ben 3 milioni quelli con disturbi del comportamento alimentare. È questa la pandemia di cui devono occuparsi oggi docenti, famiglie, istituzioni. Non c’è più tempo!

Cosa intende fare l’ Associazione Scuola Aperte in Campania per evitare le classi pollaio, diminuire il numero di alunni per docente e  per avere anche una didattica più efficace, aumentare gli spazi per la didattica, aumentare il personale docente e ATA, per  rendere obbligatorie le mascherine FFP2, il distanziamento di almeno un metro, installare impianti di aerazione in ogni aula, potenziare i trasporti pubblici. insomma, per rendere realmente sicure le scuole e il tragitto per raggiungerle?  Avete fatto ricorsi al TAR contro le ordinanze regionali, perché non avete impugnato il protocollo covid delle scuole che non prevede più l’obbligatorietà delle mascherine e del distanziamento?

Tutte  quelle citate sono le proposte che abbiamo sempre fatto alle istituzioni nazionali e locali da 2 anni a questa parte. Abbiamo ad esempio anche partecipato a tavoli prefettizi a livello locale per la situazione dei trasporti e dell’organizzazione scolastica. Piccoli passi sono stati fatti, ma occorre ancora fare tanto. Oggi, per voler essere concreti nell’immediato, oltre alle buone pratiche igieniche che tutti conosciamo, punterei anche sugli areatori meccanici, o sui rilevatori di CO2: recenti studi hanno infatti dimostrato che un’adeguata areazione dei luoghi chiusi impedisce la rapida diffusione del virus, anche più delle mascherine.