Una madre e una bambina raccolgono sassolini colorati sulla riva del mare. Ogni piccolo ritrovamento è una conquista condivisa, accolta con entusiasmo, sorrisi e complicità.
Non è una madre che si sforza di giocare con la propria figlia. Si è lasciata coinvolgere. Gioca davvero.
In quell’istante sta riscattando milioni di madri e padri che siedono accanto ai loro figli solo con il corpo, mentre la mente rimane prigioniera dello schermo di un cellulare, spesso per ore.
È una delle più tristi abitudini del nostro tempo. Da questa povertà affettiva nasceranno uomini e donne affamati di relazione, destinati a riversare sul mondo la propria aridità interiore. Quella madre e quella bambina, invece, pur restando due persone, vivono una profonda comunione. Nell’amore autentico la relazione non cancella l’identità personale, ma la compie. Per qualche istante esse non sono semplicemente due individui: sono una relazione vivente.
Mi torna allora alla mente una frase di Borges: “Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno, e non te ne accorgi se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso. In certi momenti, il senso non conta. Contano i legami”.
Qualcuno ha osservato che la relazione rappresenta il modo più propriamente femminile di abitare il mondo, mentre gli uomini vengono educati soprattutto all’autonomia e all’indipendenza. Lo confesso. Per molti uomini — e io sono tra questi — fondare il senso della propria esistenza sulla relazione, anziché sull’auto realizzazione o, peggio ancora, sull’auto affermazione, può sembrare quasi una rinuncia al proprio io.
Eppure è proprio nella relazione profonda, libera, leale e reciproca che l’esistenza trova il suo significato più pieno.
La stessa fede cristiana afferma che Dio non è una solitudine infinita, ma comunione di Persone. L’essere stesso di Dio è relazione.
Sarò capace di uscire dalla solitudine del mio io, di perdermi nella relazione per ritrovarmi più ricco? Non lo so.
So però che persino la Programmazione Neuro-Linguistica attribuisce grande importanza alla capacità di entrare in sintonia con l’altro attraverso un autentico rispecchiamento. Quando è utilizzato soltanto per ottenere vantaggi commerciali, tutto questo diventa povero e strumentale, come molta psicologia americana di superficie.
Ben diverso è cercare l’incontro con l’altro per donare gioia e riceverne.
Una cosa, tuttavia, mi appare certa: la capacità di adattarsi al cambiamento è uno dei segni più alti dell’intelligenza.
Come si attribuisce ad Albert Einstein: “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.