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Il colloquio di matematica nella nuova maturità: verso uno standard valutativo e metodologico?

Sono un docente di Matematica e Fisica nei licei classici e scientifici e porto alla vostra attenzione una riflessione nata direttamente sul campo. Ho ricoperto il ruolo di Presidente di commissione nelle ultime sessioni dell’Esame di Stato presso un Liceo Scientifico.

Mi sento, infatti, di segnalare una significativa preoccupazione in merito alle modalità di svolgimento della parte disciplinare di Matematica nel Liceo Scientifico.

Il ritorno delle domande disciplinari durante il colloquio orale – una delle novità dell’Esame di Maturità 2026 – ha innegabilmente messo in luce una profonda e disorientante eterogeneità di approcci metodologici e valutativi da parte dei docenti. Dai resoconti di colleghi e studenti coinvolti nell’esame in varie sedi, si registrano diversi metodi di conduzione della parte matematica del colloquio:

  • approccio puramente teorico: alcuni colleghi richiedono l’enunciazione e la dimostrazione formale di teoremi, corredati da esempi e controesempi rigorosi tratti dal programma svolto.
  • approccio correttivo-analitico: altri scelgono di partire dall’elaborato della seconda prova scritta, richiedendo correzioni, giustificazioni o spiegazioni dei passaggi logici svolti dal candidato, in modo esclusivo o prevalente.
  • approccio applicativo estemporaneo: non mancano commissioni che propongono la risoluzione estemporanea di veri e propri esercizi (spesso su argomenti non presenti nello scritto), da svolgersi al momento su foglio o alla smartboard, talvolta accompagnati da approfondimenti teorici.

Premesso che integrare una disciplina rigorosa e strutturata come la Matematica all’interno del colloquio pluridisciplinare — nel pieno rispetto delle indicazioni ministeriali e dei programmi svolti — è già di per sé un’impresa estremamente complessa, questa evidente asimmetria tra le commissioni crea una disparità di trattamento inaccettabile per gli studenti, con possibili conseguenze in sede valutativa. Il rischio concreto, emerso con chiarezza dallo scambio di esperienze tra diversi istituti, è che la valutazione finale dipenda più dallo stile d’esame del singolo docente o della commissione che non dalle reali competenze uniformemente certificate del candidato.

Per questa ragione, a titolo puramente personale, ritengo non più rimandabile un intervento sinergico da parte del Ministero, dell’Unione Matematica Italiana e della Mathesis.
La richiesta: Non sarebbe opportuno definire e fornire alle scuole uno standard nazionale, un modello di riferimento chiaro e condiviso per il colloquio scientifico?

Linee guida più precise non avrebbero lo scopo di limitare in alcun modo la giusta libertà d’insegnamento o l’autonomia delle commissioni, ma servirebbero a:

  1. Garantire l’equità educativa: Assicurare una maggiore uniformità valutativa tra le diverse istituzioni scolastiche sul territorio nazionale, pilastro fondamentale di un esame di Stato.
  2. Agevolare gli studenti: Permettere ai ragazzi di affrontare la preparazione al colloquio con maggiore serenità, conoscendo in anticipo la natura e la struttura delle richieste a cui saranno sottoposti.

Giuseppe Rossi

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