Nuovi tasselli si aggiungono alla storia di Paolo, il ragazzo trovato morto qualche giorno fa, due ore prima dell’inizio dell’anno scolastico, in provincia di Latina. Il quattordicenne si sarebbe tolto la vita perché maltrattato e bullizzato dai compagni, e, forse, anche dai docenti.
Come riporta Il Corriere della Sera, la situazione nell’istituto superiore che il ragazzo frequentava non è delle migliori. Qualcuno oggi è stato male ed è svenuto a scuola. “Noi non abbiamo fatto niente”, ripetono molti ragazzi. Il padre insiste: “Era considerato tra i più bravi, aveva tutti 7 e 8, ma era stato rimandato in matematica per un 5. Io lo avevo fatto presente alla docente. Negli ultimi tempi, però, Paolo ripeteva: ‘scuola di m***a’. Noi gli siamo stati sempre vicini, i professori e la vicepreside sapevano degli atti di bullismo, ma non hanno fatto niente”.
La dirigente scolastica ha detto la sua: “Siamo tutti scossi sia come corpo docente, sia ovviamente tutti gli studenti. E quel che dispiace è vedere raccontato l’accaduto in un contesto in cui si è fatto di tutto per arginare il disagio, in cui per questo da anni vinciamo premi. Le ispezioni ministeriali sono giuste e doverose – aggiunge – ma voglio dire: la nostra scuola non ha mai ricevuto denunce. Tutta la classe di Paolo, che era un ragazzo molto sensibile, era seguita da ben tre insegnanti di sostegno. Lui cercava sempre il confronto con gli adulti, e questo non gli è mai stato negato”.
Paolo era stato rimandato? “Sì, in matematica”, ha confermato la preside, “e aveva recuperato con sette, frequentando i corsi sino all’ultimo giorno, a metà luglio. Lui era un ragazzo sensibile, che si infastidiva anche per una parolaccia, ma nessuno nei consigli di classe aveva mai sollevato problemi che lo riguardassero”.
In merito alle azioni messe in campo ha aggiunto: “La scuola ha sempre attivato, come misura di sistema, gli incontri con la polizia per il contrasto al bullismo e cyberbullismo, rivolti a tutte le classi prime e dunque anche alla classe di Paolo. Lo scorso anno scolastico ha visto attivo anche un corso per i genitori, a cui però i genitori di Paolo non hanno partecipato. Siamo molto attenti alla salute mentale degli studenti al rischio di suicidio qualora emergano segnali nei colloqui con lo psicologo. Paolo non era tra questi casi. Una cosa mi preme dire – ha concluso la dirigente – perché ho letto che non c’era nessuno al funerale. Forse è mancata la comunità, perché i docenti e gli studenti, con i palloncini bianchi, hanno voluto esserci per salutarlo in chiesa”.
La prima denuncia sarebbe arrivata alle elementari, in quinta: “Ci siamo rivolti ai carabinieri perché un compagno ha puntato contro nostro figlio un cacciavite in plastica, diceva che lo doveva ammazzare. E la maestra non è intervenuta. Noi eravamo genitori molto presenti nella vita scolastica di nostro figlio e questo dava fastidio. Tutte le altre sono state denunce scritte e verbali agli istituti, ma non facevano niente”.
“Mio figlio è stato rimandato al primo anno in Matematica. Mio marito è andato a parlare con la vicepreside per capire, visto che i voti erano tutti ottimi e in matematica era di poco sotto la sufficienza. Aveva pregato la vicepreside di mantenere quel colloquio riservato. Invece il giorno dopo, alla prima lezione di recupero, a Paolo è stato detto che era andato a lamentarsi. Da quel momento mio figlio si è chiuso sempre di più, non si è fidato più di noi. Sarà stato questo?”, ha aggiunto.
“Era diverso dagli altri per questo è rimasto solo. Amava la musica, andare a pescare col padre, cucinare, aiutava in casa. Anche per questo veniva bullizzato. L’ultima sera, prima della tragedia, ha preparato il pane e i biscotti. Prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo lo chiamavano spione. Su dodici compagni solo uno sarebbe andato al funerale.
Il ragazzo si è ucciso due ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, l’11 settembre. Si è impiccato nella sua stanza con la corda di una trottola, il padre lo ha trovato a terra dopo averlo chiamato ripetutamente perché stava facendo tardi.
Nel frattempo ha scritto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alla premier Giorgia Meloni per denunciare gli episodi di bullismo che è stato costretto a vivere negli anni il fratello di Paolo.
L’ipotesi portata avanti dal fratello è che Paolo a scuola era oggetto di bullismo e alla lunga lo stress e la rabbia accumulati lo avrebbero spinto al suicidio: nella lettera, anticipata dal Messaggero, racconta come Paolo fosse “perseguitato dai bulli“, con messaggi, scherzi e insulti.
“Mio fratello – ha fatto sapere il ragazzo – si è ucciso per colpa dei bulli che lo perseguitavano. Questa tragedia non rappresenta un caso isolato. Numerosi altri ragazzi hanno trovato la morte per le stesse ragioni. Ogni episodio rimasto senza risposte adeguate è un fallimento che pesa non solo sulle famiglie colpite, ma sull’intera società”.
Quindi, ha aggiunto: “Chiedo che la morte di mio fratello e delle altre vittime non venga relegata nell’ombra e che vengano adottati con urgenza provvedimenti concreti e incisivi per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole italiane. E’ indispensabile promuovere una cultura della prevenzione, della responsabilità e del rispetto”.