Si intitola Measuring digital development – Facts and Figures 2025 il report sulle disparità digitali nel mondo appena pubblicato dall’ITU.
Il rapporto è reperibile on line all’indirizzo https://www.itu.int/itu-d/reports/statistics/facts-figures-2025/ dove si trova sia in versione pdf che nella versione online con grafici interattivi.
Si tratta di un rapporto molto interessante che permette di analizzare e problematizzare la diffusione di internet nel mondo e i legami tra questa e il processo di democratizzazione della rete.
Ma, come vedremo, l’ITU non può far altro che certificare l’esistenza di cittadini digitali di serie A e cittadini digitali di serie B. E ciò non solo per l’accesso alle infrastrutture ma anche a livello di competenze digitali, e quindi di formazione.
L’ITU (International Telecommunication Union) è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali.
Attualmente guidata dalla segretaria generale Doreen Bogdan-Martin (la prima donna a ricoprire questo ruolo in 157 anni di storia), l’organizzazione ha una posizione unica nel panorama internazionale perché funge da ponte tra il settore pubblico e quello privato. L’ITU riunisce infatti 194 Stati membri ma anche oltre 1000 altri membri tra cui aziende, università e organizzazioni della società civile.
La missione dell’ITU è “connettere il mondo”, ma la sfida di oggi va oltre alla garanzia universale di accesso richiedendo di garantire “connettività significativa”. Ovvero una connessione sicura e di alta qualità (con infrastrutture moderne come il 5G), accessibile economicamente e utile e produttiva, ovvero garantendo che gli utenti abbiano le competenze digitali necessarie per trarne beneficio
Le differenze nell’uso di internet tra le economie ad alto reddito e i paesi in via di sviluppo non riguardano più solo l’accesso, ma si sono spostate verso la qualità, l’intensità e la “significatività” della connessione. Mentre i paesi ricchi si avvicinano all’universalità, quelli a basso reddito affrontano divari strutturali profondi.
Ecco le principali differenze evidenziate dai dati ITU 2025:
• Copertura 5G: Nelle nazioni ad alto reddito, la copertura 5G raggiunge l’84% della popolazione, mentre nei paesi a basso reddito si ferma appena al 4%,
• Dipendenza dal 3G: Molti paesi a basso reddito fanno ancora affidamento principalmente su reti 3G, limitando drasticamente le funzionalità avanzate e l’esperienza utente, mentre il 5G è concentrato nei mercati ricchi.
• Divario Urbano-Rurale: Nei paesi ricchi, il divario di connessione tra città e campagne è quasi colmato (rapporto di 1,1). Nei paesi poveri, invece, un abitante delle aree urbane ha molte più probabilità di essere connesso rispetto a uno delle aree rurali, dove il 5G è essenzialmente inesistente e persino il 4G copre solo il 38% della popolazione,
Forse l’indicatore più evidente della disuguaglianza è la quantità di dati consumati, che riflette una fruizione di internet completamente diversa: un utente medio in un paese ad alto reddito consuma 17,9 GB di traffico mobile al mese mentre un utente in un paese a basso reddito ne consuma appena 2,2 GB.
In pratica, un utente di un’economia ricca genera in soli quattro giorni lo stesso traffico che un utente di un paese povero genera in un mese intero.
Anche sulla banda larga fissa il divario è netto: 505 GB mensili nei paesi ricchi contro circa la metà nelle economie a basso/medio reddito.
Il costo relativo della connessione è una barriera formidabile. Sebbene i prezzi stiano scendendo, nei paesi a basso reddito gli abbonati spendono circa 22 volte di più in proporzione al loro reddito per un pacchetto di banda larga mobile rispetto agli utenti dei paesi ricchi. Per la banda larga fissa, il costo in un paese a basso reddito può superare un quarto del reddito medio mensile di una persona. Di conseguenza, nel 60% delle economie a basso e medio reddito, i servizi internet sono ancora considerati non accessibili economicamente.
La “connettività significativa” richiede anche competenze digitali, che sono distribuite in modo diseguale. La quota di utenti con competenze ICT di base varia dal 16% al 74% a seconda del paese. Inoltre, mentre le regioni più ricche (Europa, Americhe) hanno raggiunto la parità di genere nell’uso di internet, l’Africa e i paesi meno sviluppati mostrano ancora un forte svantaggio femminile,.
Anche quando la connessione è disponibile, molti individui non possono beneficiarne perché mancano delle capacità necessarie per utilizzarla e questo è, secondo l’’ITU uno degli ostacoli più grandi alla democratizzazione della rete.
Le competenze di cui parla l’ITU sono in sostanza le competenze identificate dal framework europeo DigComp 2.2 (da pochissimo sostituito dalla versione DigComp 3.0). I dati mostrano una disparità enorme: la quota di utenti con competenze basilari varia dal 16% al 74% a seconda del paese e senza competenze in aree critiche come la sicurezza (protezione dei dati) e l’alfabetizzazione ai dati (verifica delle informazioni), l’uso di internet non può essere considerato “significativo” o sicuro.
A ciò si devono aggiungere le disuguaglianze di genere e sicurezza sociale. Esistono profonde barriere socioculturali che colpiscono in modo sproporzionato le donne, specialmente nei paesi in via di sviluppo cui si deve aggiungere un accesso ineguale all’istruzione e problemi di sicurezza personale (molestie online, privacy) che scoraggiano o impediscono alle donne di andare online. Così, in sintesi, nel mondo ci sono circa 280 milioni di uomini in più rispetto alle donne che utilizzano Internet.
La democratizzazione di internet è inoltre ostacolata dal fatto che internet spesso non “parla” la lingua dell’utente o non risponde ai suoi bisogni locali. Così le comunità svantaggiate e i parlanti di lingue regionali o minoritarie faticano spesso a trovare contenuti rilevanti per la loro vita quotidiana e se l’utente non trova utilità pratica (servizi locali, informazioni sanitarie comprensibili), l’incentivo ad adottare la tecnologia crolla, rendendo la connessione inutile anche se tecnicamente presente.
Esiste poi una barriera fisica legata al luogo di residenza che va oltre il semplice costo: la copertura di rete avanzata (5G) è spesso inesistente nelle aree rurali dei paesi a basso reddito, creando cittadini di “serie B” digitale. Secondo l’ITU un abitante delle aree rurali nei paesi a basso reddito ha probabilità drasticamente inferiori di essere connesso (solo il 14% è online) rispetto a un abitante delle città perché spesso in queste aree mancano i prerequisiti fisici, come l’elettricità stabile, necessari per mantenere attivi i dispositivi.
Per usare un’analogia possiamo immaginare l’accesso a Internet come una biblioteca pubblica. Rimuovere le barriere monetarie significa rendere l’ingresso gratuito (accesso economico). Tuttavia, la “democratizzazione” fallisce se i cittadini non sanno leggere (gap di competenze), se i libri sono scritti in una lingua che non comprendono (contenuti irrilevanti), se alle donne è culturalmente sconsigliato entrare (divario di genere) o se la biblioteca è costruita solo nel centro della capitale, irraggiungibile per chi vive in campagna (divario geografico).