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Tfa, gli errori nei quiz allungano i tempi: probabile sospensione delle prove d’autunno

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Si fa un concorso per accedere ad un corso che serve per accedere ad un altro concorso. E durante le prove” iniziali vengono “registrati errori e incongruenze: è davvero troppo, siamo campioni mondiali per complicare le procedure”. Non si può non essere d’accordo con la sintesi di Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola, perché riassume in due righe esattamente quanto sta accadendo in queste settimane per reclutare poco più di 20mila aspiranti alla frequenza dei Tfa, i tirocini formativi abilitanti che nelle intenzioni del Miur avrebbero dovuto permettere di accedere (tra la primavera e l’estate del 2013) al nuovo concorso pubblico per diventare insegnanti.
Il sindacato confederale ha anche riassunto i numeri del Tfa aperto a tutti: a fronte di 150mila domande (a noi risultavano ancora di più, tra le 170mila e le 180mila, materialmente presentate da 120mila candidati) , le università hanno incassato, grazie alle tasse per svolgere i quiz preselettivi, qualcosa come 15 milioni di euro. Una cifra enorme, che avrebbe dovuto garantire efficienza organizzativa e massima professionalità nello svolgimento delle prove. Invece abbiamo assistito a una preselezione all’insegna degli errori e delle contraddizioni. Come si fa, infatti, a far passare alle prove di selezione successive solo il 3% degli aspiranti docenti di Filosofia, psicologia, scienze dell’educazione (su 4.239 iscritti passano in 141) e di Francese (su 3.000 passano in 96), mentre poi per l’Arabo si arriva all’80% di idonei (su 120 passano in 97)?
È forse la dimostrazione che i laureati in Filosofia, Psicologia, Sociologia, Pedagogia, Scienze della Comunicazione e Francese sono quasi tutti privi delle conoscenze minime per partecipare ad un corso di formazione?  E che invece i “dottori” in Arabo sono quasi tutti all’altezza? Insomma, più di qualcosa non quadra. Soprattutto perchè all’eccesso di severità in alcune materie, “non fisiologico” (come ha ammesso lo stesso dicastero di viale Trastevere), si è aggiunto un numero altrettanto inatteso di refusi ed errori all’interno delle domande poste ai candidati.
Abbiamo appreso che il ministro – commenta Di Menna – intende verificare quanto accaduto nel corso delle prove di accesso ai Tfa e questo è un fatto positivo. Una presa d’atto del mancato funzionamento del meccanismo delle prove”. Secondo il leader della Uil, questo presuppone una probabile “sospensione delle prove d’autunno affiancata dalla costituzione di una commissione che valuti il lavoro delle commissioni delle prove”. Se la prospettiva del sindacalista della Uil dovesse verificarsi, per i candidati ai Tfa sarebbe una vera beffa: verrebbe infatti meno la possibilità di partecipare al concorso a cattedre. Che poi è l’obiettivo finale di questo genere di reclutamento.
Di Menna dice poi di aver “apprezzato la volontà del ministro di fare chiarezza sull’andamento delle prove”. E che a questo punto “occorre operare in termini di certezza e trasparenza, verificando anche responsabilità ed errori”.
Ma a verificare saranno gli stessi sindacati: l’Anief ha fatto sapere che “se ci sono stati errori, come sostengono tantissimi partecipanti, tuteleremo i candidati danneggiati per farli accedere alle prove successive”. Secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur”. L’Anief si è rivolta, quindi, ai potenziali danneggiati chiedendo di fargli pervenire “segnalazioni sui quesiti verosimilmente errati, erronei o mal posti: il sindacato valuterà caso per caso l’opportunità di adire le vie legali, ai fini del riconoscimento del diritto ad essere ammessi alle successive prove scritte e orali”.
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