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Un fine d’anno all’insegna della disubbidienza

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Quello del 2010 sembra destinato a diventare un fine d’anno scolastico all’insegna della disobbedienza: complice il malumore di fondo della maggior parte di coloro che operano nel settore – dai docenti sempre più bistrattati e malpagati ai genitori, su cui spesso si riflettono spese non previste, come il rifiuto del tempo, a seguito dei tagli passando per gli alunni eterni scontenti ed il personale Ata su cui gravano oneri sempre maggiori – , gli ultimi giorni sono stati contrassegnati da una serie di episodi anomali che seppure assestanti ci sembrano non del tutto privi di un filo conduttore.
La prima delle polemiche si è accesa a seguito della presa di distanza della dirigente scolastica della sua scuola media, il Gioacchino Belli di Roma, dall’inaspettata intonazione del ‘Bella Ciao’ tenuta dei suoi allievi durante un’esibizione canora al Miur. La vicenda, come noto, è finita sui banchi del Parlamento. In difesa dei ragazzi, probabilmente indotti al simbolico canto da qualche insegnante, si sono schierate diverse componenti, tra cui il Partito democratico e addirittura le associazioni dei partigiani.
Il 6 giugno, di domenica, si è tornati a parlare di scuola a seguito della pubblicazione della notizia in base alla quale il Consiglio d’istituto del liceo scientifico ‘Majorana’ di Putignano, in provincia di Bari, avrebbe deciso di chiedere a tutti i candidati prossimi alla maturità la non trascurabile cifra di 145 euro a testa poichè la scuola non sarebbe in grado di far fronte al pagamento per intero dei compensi che spettano ai commissari. Le regioni della tassa aggiuntiva a quella chiesta dallo Stato per accedere agli esami del quinto sono state spiegate da Pietro Gonnella, dirigente scolastico alla guida del liceo scientifico pugliese da quasi vent’anni, ad un quotidiano locale: le casse sono vuote – ha detto il preside – e non riusciamo neppure a pagare i supplenti. Lo Stato ha messo le scuole in ginocchio: ad eccezione di una parentesi felice dello scorso anno, vantiamo crediti per il saldo dei compensi ai commissari dal 2004. Finora abbiamo stornato le somme da altri capitoli, ma questa volta in cassa non c’è neppure un centesimo. Il capo d’Istituto del ‘Majorana’ si è anche spinto a dire che “da Roma riceviamo un acconto per retribuire i docenti incaricati di sovrintendere agli esami di Stato. La restante parte nella migliore delle ipotesi arriva a distanza di 6-7 mesi. Gli insegnanti, costretti a sobbarcarsi i costi delle trasferte, affrontano la missione con l’amaro in bocca. Per questo abbiamo pensato di chiedere un aiuto temporaneo alle famiglie“.Di fronte alle proteste di diversi studenti famiglie, la scuola ha in effetti specificato che si tratta di un prestito: “la scuola – ha sottolineato il dirigente scolastico – è pronta a risarcire le famiglie non appena da viale Trastevere ci sarà spedito l’assegno“. A distanza di poche ore le parole del preside sono state contraddette, punto su punto, dal ministro Gelmini. Secondo cui, come tutti gli anni i soldi per commissari e presidente sono già pronti per essere assegnati in tempi brevissimi.
Tutto chiarito? Probabilmente. Solo che appena un giorno dopo ecco spuntare un’altra situazione davvero imprevista: un liceo milanese ha dichiarato ufficialmente, ammettendo agli esami di Stato anche studenti con qualche lacuna dichiarata, la non applicabilità della norma (l’O.M. n. 44/2010) che obbliga i docenti ad ammettere i candidati alla maturità solo se in possesso di tutte sufficienze. A differenza della preside del Belli, il dirigente scolastico del liceo scientifico milanese Vittorio Veneto, Michele D’Elia, si è schierato subito in difesa del suo istituto: “come avremmo potuto non ammettere un ragazzo per colpa di una sola insufficienza?”. Così alla Vittorio Veneto solo 4 studenti su 180 iscritti all’ultimo anno non sono stati ammessi mantenendo le insufficienze e facendo riscontrare, almeno nel suo istituto, una percentuale di non ammessi addirittura inferiore a quella registrata negli anni in cui le regole erano molto meno ferree.

Il dirigente non vuol però parlare né di un atto di “disobbedienza” né di “sei politico”, spiegando che i voti sono stati alzati “perchè è nelle nostre possibilità”, “lo prevede la normativa”, e così “il consiglio di classe ha operato una sintesi collegiale rispettando la professionalità del singolo docente. I professori sanno applicare le leggi – ha concluso – ma non dimenticano mai di avere a che fare con i giovani: non sono aridi esecutori di circolari”. Peccato che la circolare che regola lo svolgimento degli esami delle superiori sia diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro Gelmini, dal primo giorno di insediamento a viale Trastevere fervida assertrice del ritorno al rigore e al rispetto delle regole. E poiché nella scuola le indicazioni ministeriali rappresentano la legge, anche se l’autonomia decisionale degli organi collegiali ha sempre diritto di essere esercitata, non è certo possibile attuare delle norme d’istituto che sovvertano proprio quelle indicazioni.