Ancora un docente in ruolo, insegnante tecnico pratico, a soli 20 anni. Si tratta di una ragazza, classe 2004, che ha appena superato l’anno di prova, iniziato l’anno scorso. Ecco cosa ha detto ai microfoni de Il Resto del Carlino.
“A 20 anni, aver raggiunto questo traguardo così importante è per me motivo di grande orgoglio”, queste le sue parole. “Non è solo la realizzazione di un obiettivo, ma anche la conferma che la costanza e la fiducia nei propri sogni portano lontano. I sogni si possono realizzare con la passione, lo studio e l’impegno”.
Ecco cosa è per lei l’insegnamento: “Una professione, direi una missione. Vivo con entusiasmo il mio ruolo in classe, la vicinanza d’età con i miei studenti è un punto di forza, in un dialogo autentico e stimolante”.
La docente è anche una studentessa universitaria: “Frequento il corso di laurea in ingegneria informatica ed elettronica all’Università di Ferrara. Un percorso che arricchisce non solo me, ma anche il modo in cui cerco di trasmettere conoscenze e passione ai miei alunni. Una situazione un po’ particolare. Ma c’è un filo rosso che unisce i due ruoli, la voglia di sacrificarsi, l’impegno”.
“Vorrei che questo messaggio arrivasse ai miei coetanei e ai più giovani: credete nelle vostre passioni, coltivatele e difendetele. A volte la strada sembra complicata o piena di ostacoli, ma ciò che conta è non smettere di cercare la propria luce. È lì che si trova la forza per crescere, per migliorarsi e, un giorno, per poter dire di avercela fatta”, ha concluso.
Essere in ruolo a 21 anni è possibile, soprattutto per chi ha da sempre il pallino di diventare insegnante. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, raccontando il percorso di uno studente del terzo anno in Scienze della Formazione Primaria, da poco diventato docente di ruolo.
Il giovane, come scrive La Gazzetta di Modena, sapeva di voler fare questo mestiere già da quando aveva quattro anni. “Tutti i docenti che ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa, una professione ancora attrattiva, nonostante sia meno riconosciuta rispetto al passato, anche economicamente”, ha detto il ragazzo, che già all’asilo chiamava la sua maestra “collega”.
Ecco qual è stato il suo percorso: “Ho frequentato un istituto professionale per la sanità e l’assistenza sociale a Bologna, ma sono sempre stato interessato all’insegnamento. Sapevo da sempre che dopo non avrei lavorato in ambito socio-sanitario”.