BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
Aggiornato il 09.09.2025
alle 13:02

In ruolo a 21 anni, all’asilo chiamava la maestra “collega”: “Ho quasi l’età degli alunni, spero sia un vantaggio”

Essere in ruolo a 21 anni è possibile, soprattutto per chi ha da sempre il pallino di diventare insegnante. Questo è il caso di un ragazzo, studente del terzo anno in Scienze della Formazione Primaria, da poco diventato docente di ruolo.

Il giovane, come scrive La Gazzetta di Modena, sapeva di voler fare questo mestiere già da quando aveva quattro anni. “Tutti i docenti che ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa, una professione ancora attrattiva, nonostante sia meno riconosciuta rispetto al passato, anche economicamente”, ha detto il ragazzo, che già all’asilo chiamava la sua maestra “collega”.

Ecco qual è stato il suo percorso: “Ho frequentato un istituto professionale per la sanità e l’assistenza sociale a Bologna, ma sono sempre stato interessato all’insegnamento. Sapevo da sempre che dopo non avrei lavorato in ambito socio-sanitario”.

La nuova intervista alla Tecnica della Scuola

L’intervista alla Tecnica della Scuola del 2022

Il giovane, nel 2022, anno in cui si è diplomato con l’abbreviazione per merito, ha rilasciato un’intervista alla Tecnica della Scuola, spiegando di aver “perso tempo”: “I tempi non sono stati utili per le GPS. Il Ministero quest’anno ha voluto avviare l’aggiornamento a maggio, mentre gli anni precedenti era stato fatto a luglio. Io, già da tanti mesi, ho inviato delle mail e lettere cartacee al Ministero per provare a farli ragionare e iscrivere con riserva eventualmente i diplomati, ma su questo non è stato possibile, purtroppo. Tante persone sono state escluse, e questo mi dispiace. Adesso l’unica alternativa è la messa a disposizione (MAD). Spero, con la messa a disposizione, di avere delle opportunità nel mondo della scuola”, queste le sue parole di allora.

In effetti è proprio quello che ha fatto, tante supplenze con le MAD: “Ogni volta ti devi rapportare con colleghi nuovi, magari in un contesto socio-culturale differente, conoscere i bambini, adattarti al metodo del docente che stai sostituendo. D’altra parte, però, è stato estremamente formativo. Ho potuto imparare tanti modelli di insegnamento da chi ha più esperienza di me, prendendo il buono da ciascuno”, ha spiegato.

“Per me essere un docente è essere un punto di riferimento”

Ecco cosa ha detto in merito agli alunni a cui insegnerà: “Tra me e loro non corrono molti anni di differenza, spero sia un vantaggio nella didattica, nella creazione di un rapporto di fiducia, pur mantenendo il distacco dei ruoli e il rispetto reciproco. Per me essere un docente è essere un punto di riferimento, una guida per lo sviluppo di competenze, un insegnante che crei un buon clima educativo e, in maniera non invasiva, aiuti i ragazzi a crescere ed a fare scelte consapevoli per il loro percorso futuro”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate