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Una settimana di fuoco prima dell’inizio

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L’ultima settimana di vacanza prima della riapertura delle scuole nella maggior parte delle regioni italiane (in Lombardia si inizia l’8 settembre) si preannuncia calda.
Il giorno 11 la Commissione Cultura della Camera darà avvio all’esame del decreto 137, l’opposizione parla addirittura di ostruzionismo per tentare di far decadere il decreto (ma c’è tempo fino alla fine di ottobre per la conversione in legge).
La maggioranza sembra tranquilla, lo staff di Valentina Aprea sta lavorando sodo per predisporre la relazione che la stessa Aprea dovrà presentare in nome e per conto del Governo.
La linea politica della maggioranza è ormai chiara: il decreto, almeno alla Camera, sarà assolutamente blindato e non saranno accolti emendamenti né della maggioranza, né tanto meno dell’opposizione.
D’altronde, al momento, l’accordo politico sul decreto sembra molto forte: l’articolo 4 (quello su ritorno al maestro unico) è il frutto di un patto di ferro fra i ministri Tremonti e Calderoli ed è davvero difficile pensare che parlamentari di Forza Italia o della Lega possano chiederne la modifica.
Questione diversa è quella relativa agli organici: in molte province del sud la protesta per i tagli sta dilagando, in Sicilia sta diventando quasi una questione di ordine pubblico se è vero che persino i prefetti sono allertati.
Manifestazioni di precari, ai quali si stanno unendo i docenti di ruolo che protestano per il ritorno al maestro unico, sono in corso o si preannunciano in molte realtà (da settimane l’Ufficio scolastico provinciale di Salerno è presidiato quotidianamente dai precari).
Nei prossimi giorni una delegazione di precari sarà ricevuta dal prefetto di Palermo: forse chiederanno un piano straordinario per salvare il salvabile (ripristino di almeno una parte dei posti di sostegno tagliati, fondi speciali per organizzare attività didattiche ed educative in orario pomeridiano in modo da consentire il parziale assorbimento dei precari che non hanno avuto la riconferma dell’incarico) e porranno il problema delle classi sovraffollate nelle quali non sarà possibile garantire la sicurezza dei ragazzi.
Anche in Campania la situazione è difficile nonostante che la Regione avesse già manifestato l’intenzione di stanziare fondi propri per attribuire qualche centinaio di incarichi: ma a conti fatti le risorse finanziarie regionali basteranno sì e no a offrire lavoro a 400 supplenti (qualche settimana fa si parlava invece di 800-1000 posti).
Per ora, gli unici problemi per la maggioranza potrebbero arrivare dall’MPA di Raffaele Lombardo (presente con due sottosegretari nel Governo): nei giorni scorsi il segretario  nazionale Lino Leanza ha dichiarato che in Parlamento l’MPA potrebbe votare contro i provvedimenti che prevedono i tagli.
Ma l’annuncio, in realtà, è poco significativo, dal momento che il decreto 137, di per sé, non prevede nessun taglio di organico.
La sortita dell’MPA appare anzi poco credibile, dal momento che sulla conversione in legge del decreto 112 (che è appunto il provvedimento con cui si dispone il taglio di 87mila cattedre e 42.500 ATA) non c’è stata la benché minima smagliatura all’interno della maggioranza.
I sindacati confederali, per parte loro, protestano e annunciano manifestazioni in tutta Italia, ma per il momento non parlano ancora di sciopero.
A proclamare uno  sciopero ci hanno invece già pensato i sindacati di base che però non riescono a trovare un punto di incontro: il 3 ottobre sarà la volta dell’Unicobas, il 17 scenderanno in piazza i Cobas. A causa della normativa sugli scioperi, nel mese di ottobre non ci potranno essere altre proclamazioni, per un eventuale astensione del lavoro dei confederali bisognerà quindi aspettare a novembre, quando ormai i giochi saranno ampiamente fatti.