Se ne parla di nuovo, benché si tratti di una ricerca che va avanti da oltre vent’anni: con uno studio iniziato nel 1982 alcuni ricercatori di Baltimora hanno dimostrato che il momento in cui gli studenti e le studentesse in difficoltà rimangono più indietro rispetto a quelli considerati bravi non è tra i banchi di scuola durante le lezioni, ma a casa, nel proprio quartiere, in particolare durante i mesi estivi.
Doris R. Entwisle, Karl L. Alexander e Linda Steffel Olson, tutti ricercatori della John Hopkins University, di Baltimora in Maryland, hanno elaborato quella che oggi si chiama comunemente “la teoria del rubinetto”, ovvero quel fenomeno per cui le risorse educative sono fruibili in modo diverso a seconda dello status socio economico delle famiglie. Da qualche anno anche in Italia se ne parla, considerando quanto i tre mesi di pausa estiva possano avere esiti diversi per gli studenti e le studentesse.
Se ne sta discutendo molto in questi giorni anche nel Regno Unito, dove si sta addirittura ponendo la questione di ridurre le vacanze estive. In Italia siamo a circa 13 settimane di break estivo, nel Regno unito le settimane di vacanza sono 6 eppure, proprio alla luce delle diverse opportunità in base alla situazione economica delle famiglie e all’accesso a risorse, sta crescendo la consapevolezza dei genitori e degli educatori britannici che sei settimane di lontananza dall’apprendimento, soprattutto per i bambini i cui genitori lavorano o che non possono permettersi gite costose o attività o una lunga vacanza in famiglia, siano eccessive.
Molte le domande che si pongono i ricercatori: una pausa più breve potrebbe aiutare l’apprendimento? O gli alunni – e gli insegnanti – hanno bisogno di tempo per ricaricarsi? Distribuire le vacanze scolastiche durante l’anno aiuterebbe a ridurre il costo delle vacanze in famiglia, o finestre più piccole creerebbero una corsa per prenotare il tempo libero?
Inoltre, non va dimenticato che per molte famiglie il servizio mensa – questo è stato messo in luce nel Regno Unito – durante il periodo scolastico, garantisce l’accesso a pasti regolari e per molti gratuiti, mentre nel periodo estivo alcune famiglie faticano a sfamare i propri figli senza il sostegno scolastico.
Perché la teoria del rubinetto? immaginando la situazione della scuola italiana, si può ipotizzare che gli alunni, per esempio, della scuola secondaria di primo grado, che vivono in città con numerose offerte culturali anche per i più giovani, che appartengono a nuclei familiari con un medio o elevato livello di istruzione, le pause estive diventino momento di ulteriori apprendimenti, per esempio con viaggi e esperienze culturali, soggiorni estivi, visite a musei, ai parchi a tema. Il rubinetto quindi resta aperto e permette di continuare ad imparare. Cosa succede a coloro che invece vivono in aree urbane di periferia e spesso appartengono a nuclei familiari con un contesto socio economico capace di offrire meno esperienze culturali allineate a quelle scolastiche? il rubinetto si chiude.
I ricercatori di Baltimora sostengono, inoltre, che è proprio alla scuola che spetterebbe il compito di invertire la tendenza, infatti attraverso le bocciature e, come avviene in Italia nella scuola secondaria di secondo grado, con i debiti a settembre, in qualche modo è come se la validasse rinforzando il privilegio degli studenti talentuosi, appartenenti a nuclei culturalmente e socialmente più equipaggiati.
A questo si aggiunge la perdita progressiva delle competenze emotive e sociali, facendo aumentare la disaffezione allo studio e alla scuola per arrivare talvolta fino all’abbandono scolastico.
Dal 2020 in Italia è attivo il progetto Arcipelago educativo, promosso da Save the Children e Fondazione Agnelli, che sino ad oggi ha coinvolto 7.400 bambini e bambine sotto i 15 anni, rendendo noti i dati sulla disidratazione culturale e sociale. I dati hanno avuto riscontro anche dall’Istituto per la ricerca valutativa sulle politiche pubbliche.
Secondo i responsabili di Save the Children, dai test non cognitivi tra i ragazzi coinvolti in attività di gruppo emerge infatti un miglioramento nell’impegno emotivo e nell’affezione per lo studio, inoltre risulta molto migliorato anche l’interesse a imparare. Gli effetti sono ancor più evidenti tra gli studenti più piccoli e fragili, quelli della scuola primaria e con bisogni educativi speciali, per i quali per citare lo studio di Baltimora, il rubinetto durante l’estate si chiude.