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Valutazione degli studenti, il pedagogista Novara: “No alla sommatoria dei voti, sì ad una scuola che misura la crescita”

Lara La Gatta

Il dibattito sulla valutazione scolastica torna al centro dell’attenzione grazie a un intervento del pedagogista Daniele Novara, che in un post pubblicato su Facebook ha sollevato una riflessione profonda sul senso stesso dei voti e sul modo in cui vengono utilizzati nel percorso educativo degli studenti.

Secondo Novara, il sistema di valutazione tradizionale, basato sulla media aritmetica dei voti, rischia di trasformarsi in una trappola demotivante, soprattutto per chi parte in difficoltà.

Quando un 3 diventa una condanna

Il pedagogista invita a immaginare una situazione molto comune nelle scuole superiori: “Immaginiamo uno studente che alla scuola secondaria di secondo grado prende un voto basso, come un 3, all’inizio del secondo quadrimestre. Nella logica sommativa, per riuscire ad arrivare alla sufficienza, lo studente deve prendere un 8, non basterebbe nemmeno un 7. Capiamo che per un alunno che parte da 3, non è semplicissimo. Anzi, è un’impresa!

Una dinamica che, secondo Novara, non tiene conto del vero compito della scuola: insegnare, accompagnare, far crescere.

La scuola è un luogo di apprendimento, non di sentenze

Il punto centrale della riflessione è che il voto non dovrebbe essere una fotografia immobile, ma il racconto di un percorso.

Ci dovrebbe venire in soccorso il buon senso per dirci che la scuola è un luogo di apprendimento e se l’alunno parte da un 3 vuol dire che ha tanto spazio di manovra e non può pensare al voto preso in passato convincendosi che non riuscirà mai a recuperare.”

Secondo Novara, la valutazione dovrebbe registrare i progressi, non sommare gli errori.

La scuola deve registrare i progressi, per cui se un alunno prende un 3, poi passa al 5 e infine passa al 7, per me, come pedagogista, è fuori discussione che la sua valutazione è 7. Non ho alcun dubbio, perché è quello il suo percorso.

La media dei voti? Un freno alla motivazione

La logica della sommatoria, spiega Novara, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello educativo.

Non ha senso mettere insieme i voti, vuol dire focalizzare gli alunni sugli errori e toglierli la motivazione. Se prendi un voto basso al momento sbagliato dell’anno scolastico ti sgonfi, ed è inutile poi dire ‘ce la puoi fare’.”

Un voto negativo, se arriva in un momento delicato, può diventare una zavorra psicologica che pesa per mesi.

La proposta: una valutazione evolutiva

Da qui la proposta di un cambio di paradigma: abbandonare la valutazione sommativa e puntare su una valutazione evolutiva, capace di valorizzare il miglioramento.

Ritengo che la sommatoria sia catastrofica, e per questo propongo un’altra modalità di valutazione: la valutazione evolutiva. Questa permette di motivarsi, di stare sul pezzo, di sentire la forza e il gusto dell’imparare, e non di dover fare i conti con un voto sbagliato che magari lo studente ha preso in un momento anche sbagliato della sua storia scolastica.”

Una scuola che guarda avanti

Le parole di Daniele Novara aprono una riflessione che va oltre i numeri sul registro elettronico. Al centro non c’è solo il rendimento, ma la persona. Una scuola che misura il progresso, e non solo la media, diventa una scuola che educa davvero, che accompagna, che non lascia indietro nessuno.

Perché imparare non è una somma. È un cammino.

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