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Valutazione delle scuole: una visita ogni 4 anni?

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La decisione del ministro Profumo di varare il nuovo sistema nazionale di valutazione ha provocato, come era inevitabile, prese di posizione di una parte significativa del mondo sindacale.
Le critiche riguardano non solo il metodo ma anche il merito del provvedimento.
“Lo schema di regolamento viene approvato a scuole chiuse, senza alcun confronto con le scuole”, accusa la Flc-Cgil.
“Il nuovo meccanismo comporterà un aumento dei carichi di lavoro dei docenti” rincara la Fgu-Gilda.
Nel merito si sta disquisendo se sia corretto affidare all’ Invalsi e agli ispettori tecnici il compito di definire gli indicatori di efficacia e ed efficienza rispetto ai quali procedere alla valutazione complessiva degli istituti scolastici.
C’è però da chiedersi se il regolamento potrà davvero trovare applicazione.
I dubbi non sono pochi.
Per esempio, si parla di visite periodiche alle scuole da parte degli ispettori e dei nuclei di valutazione esterna precisando subito che tutto questo dovrà avvenire “senza maggiori oneri per le finanze pubbliche”.
E allora c’è da chiedersi chi mai accetterà di far parte dei nuclei ben sapendo che non solo non riceverà alcun compenso ma dovrà pure pagarsi le spese di trasporto e di permanenza fuori sede.
Che dire poi dell’ipotesi che ogni anno vengano sottoposte a visita alcune centinaia di scuole?
Ora, i conti sono presto fatti: le istituzioni scolastiche sono circa 8mila e se anche si arrivasse a mille visite all’anno ogni scuola verrebbe visitata esattamente una volta ogni 8 anni.
Con duemila visite, la verifica verrebbe fatta una volta ogni 4 anni.
Per arrivare ad uno standard accettabile (visita ogni due tre anni per ciascuna scuola) bisognerebbe mettere in cantiere non meno 2.500/3.000 verifiche all’anno: obiettivo impossibile da raggiungere soprattutto se si pensa di non spendere neppure un euro.
D’altronde il Governo dei professori dovrebbe ben sapere che già nel 2008, tre loro illustri colleghi (Andrea Ichino, Andrea Checchi e Giorgio Vittadini) avevano provato a mettere a punto un progetto per attribuire all’Invalsi compiti analoghi a quelli previsti dall’attuale bozza di regolamento.
Ma i costi erano tali che il ministro Gelmini, da poco arrivata a Viale Trastevere, decise di non farne nulla. Il progetto dei tre super-esperti sfiorava un costo di 80 milioni di euro, con una differenza significativa rispetto al programma di Profumo: non erano previste le visite alle scuole da parte dei nuclei esterni.
Ad un primo esame, insomma, il provvedimento esaminato dal Consiglio dei Ministri sembra più un libro dei sogni che non un progetto concreto.
Per il momento Flc-Cgil, Fgu-Gilda e movimenti no-Invalsi di varia estrazione possono dormire sonni tranquilli: il progetto di Profumo non sembra facilmente realizzabile in tempi rapidi.

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