Un episodio inquietante ha scosso Fano, nelle Marche, dove la creatività è stata tristemente utilizzata per veicolare messaggi di sopraffazione. Come riporta il Resto del Carlino, alla fine di maggio, nel bagno maschile di un liceo scientifico, è comparsa una poesia intitolata “Las Mujeres” (Le donne), un testo che “traduce in folli versi ed enfatizza una violenza di genere”. Lo scritto, firmato dai sedicenti “Poeti del bagno”, è stato prontamente rimosso dal personale scolastico, ma il caso è diventato rapidamente di dominio pubblico.
La dirigente scolastica ha gestito la situazione con fermezza, promuovendo momenti di dibattito tra i corridoi dell’istituto proprio negli ultimi giorni di lezione. “Se avessimo individuato il responsabile o i responsabili”, ha chiarito la preside, “sarei intervenuta con un provvedimento di sospensione”. Sebbene non vi siano prove certe che l’autore sia un alunno della scuola, la ds ha inviato una comunicazione ufficiale a studenti e docenti per ribadire l’importanza del rispetto reciproco, definendo l’accaduto come un “episodio sgradevole” in un clima scolastico solitamente sereno.
Il contenuto della poesia ha sollevato pesanti critiche anche da parte di esperti. Alessandra Carnaroli, autrice e insegnante, ha condannato duramente i versi rimbalzati sui social, affermando che si tratti di un testo che “istiga allo stupro”. Secondo la studiosa, quanto accaduto è il sintomo di una “società patriarcale e carica di stereotipi” che richiede un intervento educativo profondo da parte delle famiglie e delle istituzioni. Numerose anche le reazioni della politica locale, che ha condannato quanto avvenuto senza distinzioni di partito.
Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato nel panorama nazionale. Lo scorso dicembre aveva già fatto scalpore la “lista degli stupri” scoperta al liceo Giulio Cesare di Roma, seguita da episodi analoghi in altri istituti. Questi eventi confermano quanto sia urgente affrontare il tema del consenso e della parità proprio nei luoghi della formazione, affinché simili messaggi d’odio non trovino più spazio tra i banchi.