È stato inoltrato alla Corte dei Conti un esposto per chiedere di accertare se nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina siano stati impiegati correttamente i soldi pubblici o se vi siano i presupposti di danno erariale: a sottoscrivere l’esposto è stato il sindacato della Cgil, con firma in calce del segretario generale Maurizio Landini.
“Non si tratta di una battaglia ideologica – ha fatto sapere il sindacato Confederale – né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico”, perché a nostro avvisto “ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno”.
La denuncia è stata inviata alle procure regionali della Corte dei Conti della Sicilia e del Lazio, oltre che alla procura generale presso la sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti per la Regione Siciliana.
Risulta “doveroso – sostiene la Cgil – chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e nell’interesse generale o se esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato”.
La Cgil ha ricordato che la stessa Corte dei Conti, nel corso dell’esame della delibera del Cipess, ha evidenziato numerose criticità riguardo il progetto del Ponte sullo Stretto, tra cui la mancata determinazione del costo definitivo dell’opera e gli aspetti che riguardano il rispetto della normativa europea in materia di appalti e tutela ambientale.
Secondo il sindacato, “il Mezzogiorno continua ad avere bisogno di ferrovie moderne, strade sicure, trasporti efficienti, porti, scuole, ospedali e servizi pubblici di qualità. Sono questi gli investimenti che possono migliorare davvero la vita delle persone, creare lavoro e ridurre i divari territoriali. Per questo chiediamo alla Corte dei Conti di fare piena luce sulla gestione delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto”, conclude il primo sindacato d’Italia.
Nelle scorse settimane, anche l’ex premier Giuseppe Conte, ha detto che i miliardi da spendere per il Ponte sullo Stretto di Messina dovrebbero servire “per intercettare il futuro, per evitare che i nostri giovani vadano all’estero, per riqualificare tante professioni destinate a scomparire e usarli nell’istruzione e la formazione professionale”.
Solo in questo modo, ha sottolineato il numero uno del Movimento 5 Stelle, “puoi competere. Mentre ora stiamo perdendo produttività”.
Quindi, Conte ha concluso sostenendo che se il suo partito “domani mattina fosse al governo prenderebbe i 13 miliardi e mezzo buttati sul ponte sullo Stretto, assolutamente inutili, per dirottarli sul capitale umano”.