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251 euro mensili per l’asilo, pari a più 1,6%. Indagine della Uil che svela altre stangate sull’istruzione

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Costi che incideranno per il 10,1% sul budget netto familiare; in modo particolare per la frequenza di un asilo nido comunale si spenderanno in media 251 euro mensili che equivalgono al 7,8% del reddito familiare, in aumento dell’1,6% rispetto a due anni fa.
Mentre per le mense scolastiche nelle scuole materne ed elementari la retta mensile costerà mediamente 73 euro equivalenti al 2,3% del reddito disponibile, in aumento del 4,3% rispetto a due anni fa. I dati scaturiscono da un’analisi dell’Osservatorio periodico sulla fiscalità locale della Uil Servizio Politiche territoriali sui costi della scuola per l’infanzia nelle 21 città capoluogo di Regione, per l’anno scolastico 2012-2013.
L’indagine ha preso a campione una famiglia con circa 36.000 euro di stipendio pari a un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) di 17.812 euro, composta da due lavoratori dipendenti, con due figli a carico. Ovviamente, spiega Guglielmo Loy, i costi variano sensibilmente da città a città, anche in relazione ai servizi offerti.
Dai dati elaborati, spicca Bolzano dove frequentare le scuole dell’infanzia, tra asili nido e mensa scolastica nelle materne ed elementari, per la famiglia campione, costerà mediamente 478 euro mensili (il 14,9% del budget familiare); ad Aosta 459 euro (il 14,3% del budget familiare); a Torino 453 euro (il 14,1%); a Potenza 418 euro (il 13%); a Firenze 412 euro (il 12,8%).
Rette più basse a Catanzaro dove frequentare la scuola dell’infanzia costerà mediamente 138 euro (il 4,3% del budget familiare); a Roma 176 euro (il 5,5%); a Cagliari 214 euro (il 6,7%); a Bari 228 euro (il 7,1%); a Napoli 235 euro (il 7,3%).
Frequentare un asilo nido a Bolzano per la famiglia campione costerà mediamente 399 euro mensili (il 12,45 del budget familiare); ad Aosta 379 euro (l’11,8%); a Trieste 339 euro (il 10,5%); a Firenze 338 euro (il 10,5%); a Torino 337 euro (il 10,5%). Mentre a Catanzaro frequentare l’asilo nido costerà mediamente 108 euro mensili (il 3,4% del budget familiare); a Roma 131 euro (il 4,1%); a Cagliari 144 euro (il 4,5%); a Bari 178 euro (il 5,5%); a Napoli 185 euro (il 5,8%).
Il servizio della mensa scolastica nelle scuole materne ed elementari, a Torino, costerà mediamente 116 euro mensili (il 3,6% del budget familiare); a Potenza 114 euro (il 3,5%); a Palermo 105 euro (il 3,3%); a Bologna 104 euro (il 3,2%); ad Ancona 94 euro (il 3,2%). Meno caro è il servizio a Catanzaro dove mediamente si spenderanno 30 euro mensili (lo 0,9% del budget); a L’Aquila 42 euro (l’1,3%); a Roma 45 euro (l’1,4%); a Bari, Napoli e Perugia 50 euro (l’1,6%).
L’alto costo delle rette, così come in molti casi gli aumenti tariffari, che sono solo in parte dovuti ai tagli dei trasferimenti agli enti locali, si ripercuotono in maniera piuttosto pesante sulla tenuta del potere di acquisto dei salari. Senza considerare, inoltre, che questo problema, insieme all’ancora non sufficiente diffusione delle rete dei servizi per l’infanzia, soprattutto nel Mezzogiorno, ha delle pesanti ripercussioni dirette e indirette anche sull’occupazione in generale e, in particolare, su quella femminile.
C’è bisogno, quindi, conclude Loy, di una maggiore diffusione dei servizi per l’infanzia in tutto il territorio nazionale, a iniziare dal Sud dove vanno resi da subito disponibili i 400 milioni di euro di fondi comunitari del Piano per il Sud, oltre a un forte contenimento delle rette e delle tariffe locali in generale, perseguendo una politica di razionalizzazione della spesa pubblica a partire dai costi della politica. (AdnKronos)

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