Troppi genitori difendono i loro figli sempre, senza se e senza ma. Anche quando l’evidenza dei fatti dovrebbe mettere in dubbio gli atteggiamenti di protezione a prescindere. A sottolinearlo è stato, sulle pagine di Libero, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Secondo il titolare del Mim, “i giovani non sono più abituati a ricevere dei ‘no’. Se la scuola diventa il luogo in cui lo sentono per la prima volta, si arriva ad avere la violenza che vediamo oggi”. Con casi di studenti che picchiano i docenti e li minacciano, anche arrivando a puntare un pistola a pallini sulla tempia del loro prof.
Eppure, la famiglia nell’educazione dei figli, prosegue Valditara, dovrebbe sempre avere “un ruolo decisivo”. E pure se “questa istituzione è stata volutamente delegittimata, ma nessuna istituzione potrà mai sostituirla completamente”.
Per il Ministro, però, “troppi genitori oggi si comportano come sindacalisti dei propri figli. Li difendono a prescindere, contestano gli insegnanti, impugnano i voti, negano l’evidenza”. Valditara è quindi tornato a puntare il dito contro i social media: rappresentano, ha detto, “lo spazio in cui i ragazzi costruiscono la propria identità. Quel percorso che prima avveniva attraverso la famiglia, la scuola, le comunità di appartenenza, oggi si forma su piattaforme che premiano la visibilità immediata, il narcisismo, l’esaltazione dell’io, l’esibizione di sé, la spettacolarizzazione h24“.
Secondo Valditara, dunque, la proposta di legge sull’utilizzo dei social vietato ai minori di 16 anni “pone una questione reale e non più rinviabile”.
A proposito degli episodi di cronaca, con protagonisti giovani di seconda generazione, il ministro dell’Istruzione ha detto che negli ultimi “anni si è andati solo in un senso, verso l’inclusione a tutti i costi. E oggi ci troviamo a farne i conti. Perché ciò che serve è integrazione, che significa qualcosa di più esigente, e reciproco”. Per il ministro “integrare significa anche avere il coraggio di dire cosa non è negoziabile”.
L’auspicio, ha concluso Valditara, è che che si possano far rispettare “le nostre radici e la nostra cultura”, intanto puntando sulla “formazione, poi sottoponendo la concessione della cittadinanza all’adesione ai valori fondamentali iscritti nella nostra Costituzione e revocando la cittadinanza concessa laddove siano tenuti comportamenti incompatibili con questi”.