Ogni anno, con l’avvicinarsi dell’esame di Maturità, il Ministero dell’Istruzione si trova a fare i conti con un fenomeno silenzioso ma rilevante: le “rinunce” da parte di presidenti e commissari nominati per le commissioni della maturità. Un meccanismo fondamentale per garantire il corretto svolgimento degli esami che, tuttavia, incontra crescenti difficoltà nel reperire disponibilità tra i docenti.
Dobbiamo innanzitutto precisare che la partecipazione alle commissioni è definita come un obbligo di servizio.
Lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito, nella nota del 25 marzo scorso, riguardante le modalità di partecipazione agli esami di Maturità per l’anno scolastico 2025/2026, ha ribadito il principio: far parte delle commissioni d’esame non è una scelta, bensì un preciso dovere professionale per il personale scolastico coinvolto.
Secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, la presenza nelle commissioni costituisce parte integrante delle mansioni dei docenti e dei dirigenti. Non è dunque possibile sottrarsi all’incarico ricevuto, nemmeno nel caso in cui la sede assegnata sia diversa da quella abituale o appartenga a un diverso indirizzo di studi.
Le uniche deroghe ammesse riguardano situazioni di impedimento reale e documentabile (come la malattia debitamente certificata), che devono essere valutate dagli organi competenti. Al di fuori di queste circostanze, la rinuncia o l’abbandono dell’incarico non sono contemplati.
I problemi di salute che rendono incompatibile l’impegno richiesto durante le settimane d’esame rappresentano, dunque, la motivazione principale ammissibile per poter rinunciare all’incarico.
Altre eventuali incompatibilità possono riguardare gli insegnanti che nell’anno scolastico 2025/2026 hanno istruito privatamente uno o più candidati, e se hanno meno rapporti di parentela e di affinità entro il quarto grado, come pure di coniugio, unione civile o convivenza di fatto.
C’è anche da dire che fare il commissario o il presidente in occasione degli esami di maturità rappresentata un incarico davvero poco attraente. Innanzitutto c’è il problema della questione logistica: molti docenti vengono infatti assegnati dagli Uffici scolastici a sedi lontane dalla propria residenza. In questi casi, distanze elevate e difficoltà negli spostamenti possono rappresentare un problema, anche economico per via delle spese per il carburante (che tra l’altro nell’ultimo periodo ha raggiunto prezzi record.)
A questo va poi aggiunto il fatto che i compensi previsti per presidenti e commissari – fermi al 2007, anzi addirittura leggermente diminuiti – sono oggettivamente considerati non proporzionati al carico di lavoro e alle responsabilità, le quali includono la gestione delle prove, la valutazione degli studenti e il rispetto delle procedure formali. Anche questo squilibrio contribuisce a rendere l’incarico poco appetibile.
Detto questo, ribadiamo che la questione logistica, così come quella economica, non possono essere motivazioni valide per rinunciare all’incarico.
A questo proposito, vale la pena ricordare che non presentarsi, senza adeguata motivazione, alla riunione plenaria degli Esami di Stato, e agli appuntamenti che ne conseguono, può comportare conseguenze rilevanti sul piano disciplinare. Il MIM sottolinea infatti che ogni docente è direttamente responsabile sia delle informazioni fornite nella domanda di partecipazione, sia della propria effettiva presenza durante tutte le fasi degli esami.
In caso di impossibilità sopraggiunta, è quindi obbligatorio comunicarla tempestivamente: i presidenti devono rivolgersi all’Ufficio scolastico regionale, mentre i commissari, interni o esterni, devono informare il dirigente della propria scuola. Inoltre, la giustificazione dell’assenza deve essere presentata entro tre giorni dall’insorgere del problema.
Infine, va ricordato che il personale non direttamente coinvolto nelle commissioni (quindi dirigenti e insegnanti non designati) deve comunque restare disponibile fino al 30 giugno prossimo.
Ciò implica la presenza in servizio durante le prove scritte e l’obbligo di fornire un recapito aggiornato al dirigente scolastico, così da poter essere contattati in caso di necessità.
Questa misura ha l’obiettivo di garantire eventuali sostituzioni rapide e assicurare il regolare svolgimento degli esami per tutti gli studenti, evitando disagi organizzativi.
Le rinunce, soprattutto quando numerose, costringono Dirigenti scolastici e uffici scolastici a procedere con sostituzioni d’urgenza, spesso attingendo alle graduatorie o ricorrendo a nomine tramite la cosiddetta Messa a disposizione (MAD).
Anche questo può incidere sull’organizzazione complessiva degli Esami di Stato e aumentare il carico di lavoro per i commissari e presidenti incaricati.