L’ennesima – questa volta gravissima – aggressione ad un insegnante (l’episodio in provincia di Bergamo) evidentemente richiede rimedi diversi da quelli finora adottati.
Negli Stati Uniti, dove questi tristi fenomeni sono assai più diffusi che da noi, hanno introdotto un sistema che almeno in parte sembra funzionare (ovviamente nulla è perfetto): gli studenti difficili o pericolosi vengono avviati a programmi di rieducazione sociale tramite il lavoro. Non frequentano la normale scuola, così non sono un rischio per la comunità scolastica, ma vengono ospitati in strutture apposite dove imparano ad esercitare attività prettamente manuali e pratiche in settori quali l’agricoltura, l’artigianato e simili. Alcuni di essi acquisiscono competenze ed abilità che poi possono mettere a frutto nella vita di tutti i giorni.
La percentuale di successo è abbastanza incoraggiante. Ovviamente tutto questo costa, ma comunque sempre meno di quanto costa mantenere questi soggetti in riformatori o carceri minorili e di quanto costa alla sanità curarne le vittime. E inoltre i giovani rieducati che riusciranno a condurre un’esistenza corretta non solo non costeranno più in futuro ma con il loro lavoro restituiranno alla società quanto essa avrà speso per rimetterli sulla buona strada.
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