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Studenti, quelli che lasciano la scuola pubblica per i centri di formazione e trovano lavoro

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L’abbandono della scuola pubblica non è sempre da considerare un dramma. Soprattutto quando il giovane si iscrive ad un corso di formazione professionale. Anzi, in una condizione di povertà lavorativa estrema, che caratterizza alcune regioni italiane, e in presenza del record europeo di Neet, imparare una professione può risultare addirittura decisivo in termini di ricerca di un’occupazione soddisfacente.

Il caso del Cfp campano degli ‘operatore dell’abbigliamento’

A conferma di questo, dalla Campania giunge notizia di alcuni ex alunni che sono diventati addirittura ‘stilisti in erba’, nemmeno maggiorenni, grazie alla frequenza di un corso di formazione per ‘operatore dell’abbigliamento’.

Un gruppetto di questi giovani, in undici, ha dapprima creato un brand, successivamente un logotipo personalizzato e il 15 marzo, scrive l’Ansa, hanno quindi presentato la loro ‘capsule collection’: jeans, pantaloni, gilet, maglie e felpe. Tutte fatte da loro, disegnate, cucite.

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I ragazzi hanno concluso il primo dei tre anni, previsto dal corso della Consvip, ente di formazione che ha aderito a un bando della Regione Campania, ente finanziatore, nell’ambito della sperimentazione duale.

Realizzati abiti e accessori-moda

Si tratta del primo corso del genere in Campania, svolto a Napoli: il corso ha attirato le attenzioni anche di altri ragazzi tra i 14 e i 18 anni che avevano lasciato precocemente la scuola.

“Prima di seguire il corso, stavo a casa, non andavo più a scuola – ha raccontato Tonia Avorio, 17 anni – l’opportunità di imparare qualcosa che avesse a che fare con la moda mi piaceva”.

Il contenuto del logotipo, ha continuato la giovane, è stato realizzato pensando a “noi ragazzi, diversi da tutti gli altri”: il nome StéQt “è un messaggio di positività: stai quieto, stai tranquillo”, uno slang.

Accanto agli abiti, i ragazzi hanno realizzato anche accessori-moda. Il primo è stata una borsa ‘green’ perché recuperata da un oggetto buttato e rispettosa dell’ambiente. Nella tasca esterna, infatti, c’è un piccolo pannello solare utile per ricaricare smartphone o tablet.

“Sogno un mio brand, una mia linea”

La ragazza già parla da lavoratrice, che spera di diventare imprenditrice di se stessa: “Sogno un mio brand, una mia linea, lavorando sui tessuti”.

A guidarli è Salvatore Caruso, il sarto che li sta formando partendo da zero. “I risultati degli allievi sono stati interessanti – ha detto il sarto – in molti avevano abbandonato la scuola, ma hanno scelto la formazione. E i loro prodotti sono stati consegnati a due aziende campane che realizzano capi di qualità”.