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A Milano una preside aggredita a scuola, l’ira dei colleghi contro il Miur: basta lavorare in trincea

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L’aggressione subita da una dirigente scolastica di un istituto primaria di Milano, avvolta nel mistero, ha scatenato l’ira di una quarantina di presidi.

All’indomani della vicenda, su cui stanno indagando i carabinieri, il folto gruppo di capi d’Istituto ha sottoscritto una lettera-documento, resa pubblica, inviata al ministero dell’Istruzione, attraverso la quale sostengono che l’operato dei dirigenti scolastici è sempre più stressante e privo di adeguato sostegno da parte dell’amministrazione centrale.

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“Non si può lavorare in trincea, con mille scadenze e difficoltà e poi essere lasciati soli alla mercé di violenze private, fisiche e morali – si legge nella lettera dei presidi lombardi -. La barbarie della violenza, a maggior ragione su una donna, non può e non deve essere tollerata tanto meno in un contesto educativo come quello scolastico. Noi dirigenti scolastici ci stringiamo intorno alla collega e chiediamo con forza che si prenda una posizione chiara e netta da parte del ministero”.

 

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Le proteste sono giunte, dicevamo, a seguito dell’aggressione che avrebbe subito a scuola, la mattina di mercoledì 11 maggio, la dirigente Anna Lamberti, responsabile dell’istituto primario statale Nolli Arquati di viale Romagna, a Milano.

La donna, preside dal 2012 e giunta nell’attuale scuola lo scorso febbraio, ha raccontato ai carabinieri della compagnia Monforte di essere stata colpita in faccia con un pugno attorno alle 9.30 di ieri nell’atrio davanti all’ascensore.

Alcune testate giornalistiche avrebbero raccolto l’ipotesi di qualche insegnante, circa la possibilità che si sia trattato di un’aggressione legata a presunte tensioni nate al suo arrivo.

A detta dei militari, invece, la dirigente scolastica non ha fatto alcun riferimento a tale possibilità e inoltre non sarebbe riuscita neppure a dire se l’aggressore fosse maschio o femmina. Chi l’ha colpita l’avrebbe raggiunta alle spalle sfruttando l’effetto sorpresa.

A rendere più difficile il caso c’è l’assoluta mancanza di testimoni, nessuno ha assistito alla scena. La donna è stata accompagnata alla clinica Città Studi dove è stata dimessa poco dopo con un collarino. Al momento, comunque, la ds non avrebbe presentato alcuna denuncia.

 

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