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A Palermo la scuola rifiuta un disabile, ma il tribunale lo ammette

Redazione

Al momento di iscrivere il proprio bimbo di 6 anni, portatore di una lieve carenza di linguaggio regolarmente riconosciuta dall’Inps, si sono visti rifiutare la domanda.

Succede a Palermo, dove la famiglia, non accettando quanto la scuola vietava loro, si è rivolta al tribunale che, dopo una battaglia legale di circa sei mesi, ha  accertato “la natura discriminatoria della condotta dell’educandato statale” e ha ordinato “l’immediata e pronta iscrizione dell’alunno” per il prossimo anno scolastico. 

I fatti, raccontati da siciliaweb e da altre testate, risalgono al gennaio scorso, quando i genitori del bambino, affetto da disturbo del linguaggio in terapia logopedica e in cura presso una neuropsichiatria infantile dell’Asp, inviano la domanda telematica di iscrizione alla prima classe con richiesta di semiconvitto. Ma l’istanza viene rigettata e il bambino inviato in un altro istituto. 

Non dandosi per vinti, i genitori, dopo essersi rivolti a un legale, chiedono l’accesso agli atti, presentando ricorso per il riconoscimento del comportamento discriminatorio. 

Ad appoggiare la decisione dell’Istituto, ci sarebbe stato pure L’Ufficio scolastico regionale Sicilia che si costituiscono in giudizio, sollecitando il rigetto della domanda ed evidenziando la legittimità dell’operato. 

Tuttavia, la tesi non convince il giudice che dà ragione ai genitori che commentano: “Abbiamo vissuto un’esperienza surreale, con tanta delusione e amarezza verso la pubblica istruzione. Dopo l’accesso agli atti, è emerso che molti bambini nati dopo nostro figlio erano stati ammessi nonostante non avessero la precedenza prevista dal bando, in evidente danno e discriminazione nei confronti di nostro figlio disabile”. Replica la dirigente: “Abbiamo seguito i criteri deliberati dal commissario straordinario delle scuole annesse all’Educandato, tenuto conto che ci sono limiti numerici nella composizione delle classi, 27 alunni. Non lavoriamo solo su numeri ma per creare un setting di apprendimento che sia idoneo all’accoglienza e, soprattutto per i disabili, all’inclusione e all’attuazione del piano educativo individualizzato”.

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