Home Archivio storico 1998-2013 Generico Addio Presidente Galantuomo

Addio Presidente Galantuomo

CONDIVIDI
  • Credion
È morto a Roma, per un arresto cardiaco che lo ha colpito nel sonno, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: a 93 anni ci ha lasciato uno dei longevi e importanti politici della storia della Repubblica italiana. Ha iniziato la sua attività politica come membro dell’Assemblea Costituente, fondatrice della nostra Repubblica, fino a diventarne personalità di primo piano: fu ininterrottamente deputato, poi Capo dello Stato, dal 1992 al 1999, quindi senatore, presidente emerito della Repubblica e presidente dell’associazione ‘Salviamo la Costituzione’.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è recato all’abitazione di Oscar Luigi Scalfaro per rendere omaggio alla salma insieme alla moglie Clio e al segretario generale Donato Marra. La scomparsa di Scalfaro ha destato reazioni di cordoglio bipartisan. Tra le tante abbiamo estrapolato quelle di un sindacato e di due associazioni studentesche.
Con la sua Presidenza, nel comitato ‘Salviamo la Costituzione’ – ha fatto sapere la Cgil – abbiamo partecipato alla campagna referendaria del 2006 per difendere i principi della nostra Carta, che lui aveva contribuito a realizzare. In quella occasione lo abbiamo potuto conoscere più da vicino e abbiamo imparato ad apprezzare il rigore ideale, ma anche le sue profonde doti di umanità e limpidezza che lo hanno reso così caro a tutti noi e ai tanti giovani che ha conquistato all’amore per la Carta con i suoi discorsi e i suoi insegnamenti“.
La sua grande sensibilità ai problemi studenteschi – scrivono Rete degli Studenti e Udu – lo aveva portato ad avvicinarsi al lavoro delle nostre due organizzazioni con incontri con i nostri esecutivi nazionali nell’anno passato culminati poi con il grande regalo nel portarci i propri saluti all’ultimo congresso nazionale dell’Unione degli Universitari. Vicini al dolore dei famigliari tutti,dei suoi collaboratori e di tutte le persone che ne piangono la scomparsa custodiremo sempre il ricordo del grande uomo di Stato e della grande persona e ricorderemo sempre la sua lezione”.
Cattolico fervente e a lungo anti-comunista, dei molti episodi che hanno caratterizzato la vicenda umana e politica di Oscar Luigi Scalfaro bisogna ricordare il `caso del prendisole’ quando cioè nel 1950, nel ristorante romano “da Chiarina”, il giovane deputato, insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio, ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento era sconveniente poiché mostrava le spalle nude. Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti. L’episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro ed il collega Sampietro per ingiurie. La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di “moralismo” e “bigottismo” quella cattolica lo difendeva.
La sua permanenza al Quirinale verrà ricordata come una delle presidenze più controverse della storia repubblicana: benché fortemente sostenuto dai partiti politici sopravvissuti al turbine di Tangentopoli, la figura di Scalfaro ha ingenerato forti contrapposizioni. Dopo un anno dalla sua elezione, ci fu un grave scandalo per alcuni fondi neri del Sisde versati a favore di alcuni funzionari dei servizi segreti. In una girandola di indagini, colpi di scena e accuse reciproche tra istituzioni, Scalfaro prese la parola la sera del 3 novembre 1993, quando si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la partita di Coppa Uefa tra Cagliari e la squadra turca del Trabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò l’espressione “Non ci sto”, parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti.
Celebre anche il suo scontro con Silvio Berlusconi. Dopo le elezioni del 1994, in seguito alla vittoria elettorale del Polo delle Libertà, al momento in cui Silvio Berlusconi stava predisponendo la lista dei ministri, Scalfaro ritenne sgraditi alcuni nomi, tra cui spiccava la nomina di Cesare Previti (che era indagato ma non ancora condannato) al Ministero della Giustizia. In un colloquio preliminare con il futuro Presidente del Consiglio, a Scalfaro fu attribuita la frase “Devo insistere: per motivi di opportunità quel nome non può andare.
Il comune favore riservatogli dai nuovi partiti emersi dal crollo della cosiddetta “Prima Repubblica” si spaccò quando – nel dicembre del 1994 – invece di sciogliere le Camere dopo le dimissioni del governo uscito dalle elezioni di sei mesi prima (come richiesto insistentemente dall’uscente premier Berlusconi), tentò con successo di formare un nuovo governo in base al dettame costituzionale secondo il quale, una volta eletto dal popolo sovrano, la sovranità è esercitata dal Parlamento.
Negli ultimi anni ha votato più volte in favore del governo Prodi e della maggioranza di centro-sinistra, anche in occasioni determinanti e con voti di fiducia. Nel 2007 ha aderito al Partito Democratico, pur non iscrivendovisi, ed è stato presidente del Comitato pro Veltroni-Franceschini nel Lazio per le primarie del 14 ottobre 2007. Da allora, si era ritirato dalla politica attiva, pur continuando a presiedere l’associazione Salviamo la Costituzione.
I funerali dell’ex presidente della Repubblica si svolgeranno in forma privata il 30 gennaio, alle ore 14, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere in Roma. Chi vorrà salutare per l’ultima volta Oscar Luigi Scalfaro potrà farlo nella chiesa di Sant’Egidio, situata nella piazza omonima, nella stessa giornata dalle ore 10,30 alle ore 13,30.