Sono sanzioni scolastiche pesanti quelle comminate agli studenti che negli ultimi giorni hanno commesso atti di violenza nei confronti di alcuni insegnanti: si tratta di provvedimenti figli anche del disegno di legge che nell’ottobre del 2024 ha riformato il voto in condotta introducendo diverse novità, come l’applicazione di maggiore intransigenza o la bocciatura automatica in caso di 5 in condotta. Da parte delle scuole si sta adottando, in effetti, il pugno duro. Il giovane dell’istituto di Mirandola, a due passi da Modena, che il 21 maggio ha puntato una pistola a pallini al suo docente, facendo in questo modo “pressioni” per avere indietro le sigarette, è stato allontanato da scuola.
“Il ragazzo – ha detto all’Ansa Edoardo Ricci, dirigente scolastico dell’Istituto professionale – aveva già ricevuto due provvedimenti di sospensione di dieci giorni e aveva anche superato il limite massimo di assenze. È stato invitato a non presentarsi più a scuola e a non frequentare più questo istituto, cosa che poi è avvenuta nei giorni successivi. Quello che traspare – ha aggiunto il preside parlando dell’episodio che ha visto coinvolti anche altri ragazzi – è la loro sottovalutazione completa dei rischi del fatto e la loro inconsapevolezza: è disarmante”.
Il docente aveva segnalato il grave episodio con una nota sul registro di classe e informato il dirigente scolastico che ha allontanato il ragazzo che si è reso protagonista del gesto. “Lo studente – ha spiegato il ds – aveva già ricevuto due provvedimenti di sospensione di dieci giorni e aveva anche superato il limite massimo di assenze. È stato invitato a non presentarsi più a scuola e a non frequentare più questo istituto, cosa che poi è avvenuta nei giorni successivi. Quello che traspare – ha aggiunto il preside, riferendosi anche agli altri ragazzi coinvolti nella vicenda – è la loro sottovalutazione completa dei rischi del fatto e la loro inconsapevolezza: è disarmante”.
Qualche giorno prima, nella stessa scuola si era svolto un incontro di boxe nel cortile che aveva portato l’istituto a non ammettere i protagonisti agli scrutini: l’incontro fu ripreso in un video, presto finito sui social.
Secondo Carmelo Randazzo, della Cisl Scuola, nella provincia di Modena risultano almeno 16 episodi gravi tra aggressioni, risse, pestaggi, spray urticante, rapine o tentativi di rapina ai danni di studenti. La sequenza di questi avvenimenti testimonia l’esistenza di una crisi educativa e di sicurezza che non può essere archiviata come somma di bravate e contro la quale non serve a nulla opporre soluzioni semplicistiche, simboliche o securitarie”.
Secondo la Flc Cgil di Modena la tendenza ad aggredire i prof è anche una conseguenza dello “sminuire il lavoro del personale scolastico attraverso iniziative discutibili, come i questionari che invitano gli studenti a valutare i docenti, come avviene in un istituto di Carpi, quasi fossero questi ultimi a essere sottoposti a esame, o attraverso provvedimenti che ne limitano l’autonomia professionale, come il ddl Valditara sull’educazione affettiva o il sondaggio sui fantomatici professori di sinistra. E la risposta non può essere quella di trasformare la scuola in una caserma dove si arriva a imporre la perquisizione degli zaini, come accaduto anche quest’anno in un istituto modenese. La scuola deve restare, e diventare sempre di più, un luogo autenticamente educativo, capace di prevenire il disagio attraverso l’ascolto, la relazione e l’inclusione”.
Intanto, ai tre 14enni responsabili dell’aggressione al professore di diritto del ‘Peano-Rosa’ di Nereto, in provincia di Teramo, sono stati comminati 25 giorni di allontanamento dalla comunità scolastica: la decisione è stata presa dal consiglio d’istituto.
Si tratta, con molta probabilità del preludio alla bocciatura: durante gli scrutini, probabilmente già svolti, i tre rischiano infatti il 5 in condotta, che significa ripetere l’anno scolastico.
Il docente, al termine della lezione, era stato insultato e spintonato con violenza mentre stava uscendo dall’aula: il prof ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale, dal quale era stato poi dimesso con otto giorni di prognosi.
L’allontanamento si realizzerà dal 29 giugno al 23 luglio: i tre giovani dovranno però anche frequentare percorsi educativi mirati alla riflessione e alla responsabilizzazione personale, strutturati in sinergia tra la scuola, le famiglie e il mondo associazionistico del territorio.
L’agenzia Ansa ricorda poi che per l’accaduto in provincia di Teramo sarebbe anche “in atto un’indagine penale della procura per i Minorenni dell’Aquila, scattata immediatamente dopo la denuncia formale presentata dal docente e dalla stessa dirigenza scolastica”.