Breaking News
04.12.2025

Adolescenti e fragilità: Tik Tok e lezione in aula si alleano per ridare entusiasmo ai giovani. L’esperienza di ‘O Professor Mario Varrella

Gabriele Ferrante

Sarà poi così difficile adoperarsi in classe per restituire autostima alle moltitudini di adolescenti in crisi? Per ricostruire le basi utili a ridare coraggio e voglia di fissare obiettivi futuri a studenti e studentesse che stanno attraversando un momento difficile?

Come riportato dal quotidiano La Repubblica sembrerebbe di no, almeno a sentire Mario Varrella, docente di religione presso l’istituto Tecnico Industriale Statale Giovanni XXIII di Roma e tiktoker con video da milioni di like. Per lui, che ha appena pubblicato il romanzo “La scuola brucia”, Piemme edizioni, i docenti possono fare moltissimo per aiutare quei ragazzi sfiduciati che incontrano ogni giorno in classe.

Classe 1994, napoletano ma romano di adozione, nei suoi video su Tik Tok racconta la meraviglia della fragilità e cerca di rompere il falso mito della perfezione. Il successo è stato immediato: i suoi consigli hanno raccolto quasi due milioni di ‘mi piace’ in pochissimo tempo, rendendolo uno dei professori più amati della scena social. La sua missione è quella di dare ai ragazzi e alle ragazze di oggi gli strumenti e la consapevolezza per capirsi e vivere al meglio i loro anni più belli, anche attraverso i social.

Sì, ma nella quotidianità scolastica, didatticamente parlando, che metodologia deve adottare un docente che voglia instaurare con i ragazzi relazioni personali tali da scuoterli dal loro torpore, spesso dovuto a tutta una serie di motivi, ben descritti da Pennac nel suo “Diario di scuola”? Lo scrittore francese così scriveva: “i nostri studenti che “vanno male” (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai da soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso…. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara, ed equilibrata, per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi.”

Ed è proprio la “frase benevola” di cui parla Pennac, che gli studenti del professor Varrella – detto ‘O Professor’ – hanno tenuto a sottolineare. Ospiti, assieme al loro docente, della trasmissione di TV 2000 “Di buon mattino” in occasione dell’uscita del primo libro di Varrella, “La bellezza della fragilità”, i ragazzi hanno raccontato un episodio, a prima vista banale, che però li ha toccati nel profondo: “appena entrato in classe per la prima volta – ha detto una ragazza presente in studio – il professore ci ha detto ‘Buongiorno ragazzi, come state?’ “

Una frase ordinaria, insignificante, frutto di un automatismo? Secondo i ragazzi no. Era voglia autentica di stabilire un contatto, una relazione significativa. Una frase che ha prodotto tra i banchi uno ‘scatto’ inatteso.

Ma cos’è questa fragilità di cui gli adolescenti soffrono così tanto? Fragilità è spesso considerato sinonimo di debolezza – ha risposto il professore ai conduttori in studio – in realtà le parole non sono sinonimi in automatico perché fragilità rimanda a qualcosa da maneggiare con cura. La fragilità è l’essenza di ciascuno di noi, che però ci terrorizza. Oggi, infatti, c’è una sorta di malattia dell’anima che contagia tutti, giovani e meno giovani: l’impeccabilità. Tutto deve rientrare nei nostri schemi mentali, tutto deve seguire un copione che ci diamo ogni mattina. La fragilità è l’imprevisto, è la nostra fallibilità. Ed è proprio questa a dovere essere affrontata, attraversata, valorizzata.

Gli alunni presenti in trasmissione hanno poi dichiarato che sono stati loro stessi a spingere il professore a condividere su Tik Tok alcuni stralci delle loro lezioni, perché le parole del docente che tanto apprezzavano potessero superare i confini della classe e delle mura scolastiche ed essere fruibili da migliaia di altri ragazzi e ragazze.

Di certo un’interessante iniziativa didattica che serve anche a far riflettere sul ruolo dei social: non solo strumenti da demonizzare ma anche e soprattutto canali di comunicazione, la nuova piazza in cui ci si ferma a discutere con gli altri.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate