In queste ore il ministro Valditara ha firmato altri due decreti per finanziarie i piani Agenda sud e Agenda nord, entrambi finalizzati a ridurre i divari educativi.
I fondi (500 milioni di euro tutto) saranno assegnati a 2.164 scuole del sud e a 2.100 scuole del nord.
Alle istituzioni scolastiche con maggiore “fragilità” verrà riconosciuto uno stanziamento di 150mila euro.
Gli stanziamenti saranno attribuiti in misura proporzionale rispetto agli ultimi dati Invalsi disponibili: in concreto i fondi saranno tanto più alti quanto più bassi sono i risultati delle prove Invalsi.
Il principio è apprezzabile perché in questo modo si darà di più a chi ha di meno, esattamente come chiedeva don Lorenzo Milani 60 anni fa (che poi questo sia un po’ in controtendenza con una scuola che vuole rompere con la tradizione post-sessantottina come vorrebbero il Ministro e molti altri membri del Governo è tutt’altra storia).
C’è però da osservare un aspetto: ma siamo davvero sicuri che i risultati delle prove Invalsi siano un indicatore “valido”?
Come si sa, non da oggi il confronto fra gli esiti delle prove Invalsi e i risultati degli esami di Stato (o di maturità che dir si voglia) determina ogni anno un vivace dibattito: da più parti si sostiene che in realtà i risultati degli esami sono molto più attendibili perché si basano su una valutazione più completa del curricolo degli studenti e su prove finali più calibrate rispetto ai programmi che le scuole hanno seguito.
Al contrario le prove Invalsi sarebbero più aleatorie o addirittura in grado di rilevare capacità mnemoniche ma non certamente competenze reali in fatto di ragionamento e comprensione.
Se questo è vero bisognerebbe allora rivedere completamente il meccanismo di distribuzione dei fondi per la riduzione dei divari territoriali, dal momento che, in generale, i risultati peggiori negli esami di Stato si registrano nelle regioni del nord mentre è proprio nelle regioni del sud che i punteggi più alti (lodi comprese) sono particolarmente diffusi.