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Alcune considerazioni dopo i primi scrutini

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Alcune considerazioni dopo i primi scrutini. Iniziati prima della fine della scuola, per il numero esorbitante di classi: 82 nella prima scuola, 30 nella seconda.

Ma, al di là del numero e della grande fatica, alla fin fine è la sostanza che richiede la priorità, che dà il tocco qualitativo del nostro “servizio pubblico”, al di là del poco riconoscimento a livello sociale e politico.

Icotea

Credo, cioè, sia giusto che dica qualcosa dopo i primi scrutini.

Ringrazio di cuore i tanti docenti in gamba, la vera forza viva delle scuole, per il buon clima, per la trasparente sensibilità educativa. Penso sia una bella garanzia per ragazzi e genitori. La vera “buona scuola”.

 

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Perché faccio questa nota? Perché mi piacerebbe, al di là delle mere intenzioni, che questi scrutini, che questi momenti non fossero solo un atto matematistico, ma formativo. Perché è attraverso soprattutto la valutazione che noi orientiamo, che diciamo quelle verità che sono essenziali per il presente futuro dei nostri ragazzi e delle loro famiglie. Anche contro, magari, le convenienze immediate ed utilitaristiche di alcuni ragazzi e di alcune famiglie.

In alcuni casi, questo atto formativo c’è stato, è stato un momento interessante, motivante, nel senso che tutti hanno capito la bontà di questo modo di procedere. In altri è stato ed è più difficile.

Come avrete capito, non riesco a tacere, come è avvenuto in più casi, di fronte ad evidenti incongruenze. E mi piacerebbe che tutti assieme mettessimo in evidenza, senza giudizi e pregiudizi, queste incongruenze.

Che un docente non le riconosca, non significa che non siano, ma solo che lui non le riconosce. Problema dunque suo, cioè della qualità della sua professionalità.

Saranno gli anni, sarà anche la stanchezza, per cui devo darmi una ragione per un senso non solo notarile al mio ruolo: fatto sta che mi sono stancato di certi modi di fare gli scrutini.

Vorrei valorizzare, invece, il mio ruolo di “cercatore e garante del filo rosso della equità”, ed in ragione delle vere domande socratiche dei nostri ragazzi.

E questo può avvenire solo valorizzando il ruolo formativo e di orientamento dei consigli di classe.

Se è vero, ad esempio, che tutti i docenti propongono ai CdC le valutazioni, spetta poi agli stessi, lo sappiamo bene, accogliere o meno queste proposte. Ma non per partito preso, ma sulla base di indicazioni e argomentazioni. Argomentazioni e dati di fatto.

Il senso di questo ruolo dei consigli di classe va, dunque, difeso e preso sul serio.

In caso di incongruenze, come dovrei comportarmi? Se volessi andare sino in fondo: dovrei prendere le prove scritte (più complicato per le interrogazioni), chiedere ad altri docenti del dipartimento di verificare la compatibilità di queste verifiche per classi parallele ed in ordine alle programmazioni di dipartimento ed individuali, e poi secondo le griglie di valutazione, e determinare alla fine un voto. Evidente che la cosa è impossibile. Per questo motivo insisto sulle “prove comuni”, nei termini di un lavoro di concerto e di comparazione dei percorsi e dei risultati. Non solo, dunque, delle intenzioni, oppure dei soliti “si è impegnato, si è dato da fare, studia tanto ecc.”. Nella vita, ogni tanto, i risultati contano. Eccome.

Per questi motivi, invito tutti a comparare le proprie valutazioni, durante gli scrutini, con quelli dei colleghi delle altre materie, in modo da offrire analisi sui percorsi formativi non solo esteriori (parlare solo di voti), ma secondo un occhio rivolto più alla “struttura” trasversale di un apprendimento, meno legati alla sola ripetizione, più o meno mnemonica, delle informazioni proposte. Ecco l’importanza della soglia di sufficienza. Mentre vedo cose che è meglio qui non commentare…

I tabelloni, a questo fine, danno dei colpi d’occhio formidabili…

Non dovrei, perciò, essere l’unico ad offrire o chiedere analisi e comparazioni, durante gli scrutini.

Diamoci perciò una mano. Non per giudicare nessuno, ma per dare ai ragazzi spunti positivi sulla loro maturazione culturale ed umana. Ripeto: culturale ed umana. Oltre anche l’utilitarismo di alcuni studenti e genitori. Anche di alcuni docenti?

Perché insisto su questi aspetti? Perché, sullo sfondo, la significatività del nostro lavoro passa attraverso anzitutto la valutazione. E valutando, come ripeto spesso, siamo tutti valutati.

Per cui non basta mostrare i voti, ma diventa imprescindibile dimostrarne, metterne in evidenza, il sostrato. Mostrare e dimostrare.

Analisi di struttura, dunque, fatti salvi i diversi talenti, sensibilità, opzioni, passioni dei nostri ragazzi.

Valutazione, cioè, come prima forma di orientamento al presente-futuro, quindi alla vita.

Con Sartre, se la memoria non mi inganna: si è ciò che si fa…

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