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Alla resa dei conti la questione del prof che “toglieva il crocefisso per fare lezione”

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L’11 febbraio il Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi), l’ufficio ministeriale che formula pareri vincolanti su contenziosi che riguardano “casi culturali e didattici” o di disciplina, ha ascoltato le ragioni che hanno portato il professor Franco Coppoli, docente dell’Istituto professionale per le scienze sociali ‘Casagrande’ di Terni, a staccare durante le sue lezioni il crocefisso dal muro.
La vicenda è diventata di pubblico dominio lo scorso dicembre quando la maggioranza degli studenti dell’istituto decise che nelle aule dovessero essere messi i crocifissi al muro. La decisione fu immediatamente contestata dal docente, di Italiano e Storia, al proprio dirigente scolastico. L’unica operazione possibile fu allora applicata: il professor Coppoli avrebbe tolto il crocefisso durante solo per il tempo necessario a svolgere le sue lezioni.
Il compromesso, però, non fu preso bene da una sua classe che il giorno successivo avvitò il simbolo religioso al muro, in modo che fosse risultato molto più difficoltoso rimuoverlo. Anche il prof Coppoli non si rassegnò: e nel giro di qualche minuto riuscì a togliere il crocefisso e metterlo nel cassetta della cattedra. A quel punto 16 studenti più ostinati di lui decisero di denunciare l’accaduto attraverso un lettera aperta indirizzata, tra gli altri, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
La decisione che ebbe l’effetto immediato di isolare il docente di Italiano e Storia: per Coppoli iniziò un lungo periodo di contrasti con altri docenti ed il dirigente. Tanto che quest’ultimo lo ha anche denunciato al Cnpi. Che in questi giorni ha emesso la sua sentenza.
“In Italia è il primo caso del genere e bisogna ricordare che non esiste alcuna norma che preveda l’obbligo del crocifisso in aula”, spiega Nicola Giua, dell’esecutivo dei Cobas scuola, che accompagnato il docente a Roma per sostenerlo nella sua battaglia. D’accordo con la sua decisione di fare lezione senza il simbolo più “forte” della religione cattolica è anche il leader nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi, per il quale “l’ordine del dirigente scolastico di non rimuovere il crocifisso e la minaccia di provvedimenti disciplinari si configurano come atti discriminatori sul luogo di lavoro”. Bernocchi sostiene anche che “l’attacco discriminatorio a Coppoli si inserisce in un quadro caratterizzato dalle sistematiche ingerenze della chiesa cattolica nelle vita politica italiana”.
Ma cosa rischia il docente? Nel caso fosse reputato reo di errori di condotta potrebbe vedersi assegnare, a seconda della gravità dei fatti commessi, la sospensione fino ad un mese, oppure sei mesi, o ancora oltre sei mesi. In casi di estrema gravità si può anche attuare la destituzione dall’insegnamento.
Ma la decisione presa dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione non verrà resa pubblica prima di un paio di settimane. E comunque non rappresenterà di certo l’unico giudizio: le funzioni del Cnpi, istituito nel 1974 e modificato negli anni, sono state aggiornate dal precedente Ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, che in questi casi ha reso i pareri non più vincolanti ma solo obbligatori. Il Consiglio, cioè, emetterà una propria sentenza, ma sarà poi il Direttore scolastico regionale (in questo caso dell’Umbria) a decidere sull’applicazione del dispositivo. Nel frattempo quel crocefisso di Terni tanto conteso avrà già trovato la sua collocazione definitiva?