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Ancora irrisolta la questione del pasto dei collaboratori scolastici

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A due mesi dalla firma del contratto nazionale già si pone, come era facilmente prevedibile, il problema  della mensa gratuita dei collaboratori scolastici.

 
E’ di questi giorni, infatti, l’intervento dei sindacati confederali della scuola e dello Snals che chiedono al Ministero di intervenire affinché le regole vengano rispettate.
“Alcuni Comuni – scrivono infatti i Sindacati –  mettono in discussione il diritto dei collaboratori ad usufruire della mensa gratuita quando sono impegnati nel servizio di assistenza agli alunni. Questo orientamento contrasta con i diritti contrattuali del personale e pertanto va modificato”.
Tale norma è espressamente richiamata dal 5° comma dell’art. 21 del Ccnl del 29 novembre scorso, ma “in mancanza di comunicazioni formali al riguardo – scrivono i sindacati – molti Comuni non adeguano il servizio mensa con i pasti supplementari”.
E così le organizzazioni sindacali chiedono un intervento tempestivo da parte delle Ministero  nei confronti delle Amministrazioni interessate per assicurare l’erogazione dei pasti dovuti al personale docente e Ata impegnato durante il servizio mensa.
In molti casi si sta sviluppando un vero e proprio contenzioso fra scuole e Comuni che, sostenuti anche dall’Anci, ritengono del tutto improprio che un contratto nazionale metta a loro carico nuovi costi.
I sindacati sostengono che la nuova norma trova copertura nelle risorse disponibili per il contratto nazionale, ma in realtà la questione è un po’ più complessa, tanto è vero che, fin dai mesi scorsi, l’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) aveva protestato nei confronti del Ministero.
Già ora, infatti, per i pasti degli insegnanti i Comuni ricevono un contributo forfetario da parte del Ministero che copre mediamente il 60-70% dei costi effettivi (per il 2006 la copertura è stata addirittura di poco superiore al 50%). Questo comporta un disavanzo per i Comuni che molto spesso sono costretti a “scaricare” i costi sulle rette pagate dalle famiglie.
Se i Comuni dovranno garantire il pasto gratuito anche ai collaboratori scolastici è facile prevedere un ulteriore ritocco del costo del pasto degli alunni.
A meno che il Ministero non sia in grado di coprire le spese dei Comuni in modo più ampio.