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Una giovane vita stroncata sul posto di lavoro: il ricordo di un docente

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Andrea era un ragazzo di 18 anni ed è morto durante il proprio turno di lavoro. Una giovane vita stroncata dall’ennesimo incidente sul luogo di servizio.

Andrea era operaio regolarmente assunto dalla NetWisp, azienda specializzata nella istallazione di fibre ottiche. La notte del 31 ottobre lavorava con un collega su una piattaforma elevatrice al centro commerciale Portello, ha sbattuto la testa contro una architrave ed è morto.

Il ricordo di un docente, Claudio Persuati:

In mezzo alla notizia

Andrea, non è uno studente modello.

Andrea, la sua famiglia non somiglia a quella del mulino bianco.

Andrea, in prima è stato bocciato.

Eppure. Eppure, la qualifica è riuscito a prenderla a diciotto anni appena compiuti.

Il voto non è di quelli da ricordare, ma il suo dovere di studente lo ha fatto fino in fondo.

E poi lo stage, un successo formativo (come dicono i prof bravi), al punto che la ditta lo assume appena finiti gli esami di qualifica triennale.

E poi, la “fidanzatina”, diciottenne come lui e come lui studentessa all’IPSIA “Parma” di Saronno VA, ora in quinta.

Poi. Poi, quel maledetto lunedì di fine ottobre.

Non so, non spetta a me trovare le cause e le responsabilità, so soltanto che ora Andrea è morto, caduto da una impalcatura mobile (così sembra).

Andrea non c’è più.

E per ricordare un ragazzo, diciottenne, che faticosamente era riuscito a trovare un tantino di serenità anche grazie al percorso scolastico che lo ha portato a trovare un lavoro, merce rara per i nostri studenti, non trovo di meglio che riportare le parole di una delle prof che meglio lo ha conosciuto e “coltivato”, la prof.ssa Donatella D’Alelio:

Andrea che era entrato in classe bambino e che ne era uscito uomo con le spalle disegnate e il sorriso luminoso. Andrea col capo chino sugli esercizi, Andrea che aiutava tutti, Andrea che quando aveva preso 9 in verifica non ci credeva, Andrea che all’intervallo mi chiedeva se volevo il caffè, Andrea che quando mi si ruppe l’orologio di mio padre, quello che mettevo nei momenti difficili, quando avevo bisogno di conforto mi disse dia qua, prof che glielo aggiusto io, Andrea che rideva coi compagni, Andrea che io volevo continuasse a studiare e lui no prof, io voglio lavorare, Andrea che quel lavoro l’aveva trovato, Andrea che quel lavoro ce l’ha portato via. Andrea, Andrea Masi, il mio alunno che ce l’aveva fatta.”

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