Si è celebrata sabato 21 febbraio la Giornata Internazionale della Lingua Madre proclamata dall’UNESCO e, per l’occasione, ha preso vita anche il Coordinamento delle Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD).
A presiedere il Coordinamento è stato designato Alessandro Mocellin, classe 1988, professore di Lettere, ricercatore in linguistica e storia veneta e autore di pubblicazioni accademiche, didattiche e divulgative.
L’obiettivo e quello di difendere e far vivere le lingue regionali che, come sottolineano gli studiosi, non sono affatto dei dialetti in quanto non derivano dall’italiano ma direttamente dal latino.
Le 8 lingue regionali che il CLIRD intende tutelare sono il piemontese, il lombardo, il ligure, il veneto, l’emiliano, il romagnolo, il napoletano e il siciliano.
L’intento è quello di farle rientrare fra le lingue minoritarie che già adesso sono ufficialmente riconosciute dalla legge 482 del 1999.
Questa legge tutela in particolare le comunità albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate oltre a quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Si tratta spesso di lingue che vengono parlate anche in aree e territori estranei alla regione geografica più naturale.
Un caso classico è quello della lingua ligure, diffusa ovviamente nella Liguria, ma anche nelle isole sarde di San Pietro e Sant’Antioco abitate dai discendenti dei coloni genovesi che nel corso del XVI secolo si erano insediati nella isola di Tabarca di fronte a Tunisi.
Un’altra variante del ligure è il monegasco che è addirittura considerato lingua nazionale nel Principato di Monaco.
Ovviamente essere riconosciute come lingue minoritarie al pari dell’albanese o del ladino avrebbe una grande rilevanza anche dal punto di vista culturale e didattico perché diventerebbe molto più semplice ottenere sostegni, anche di natura economica, per la organizzazione di corsi di lingua nelle scuole.
Ma per ottenere qualche risultato concreto è necessario anche fare in fretta perché, con il passare del tempo, il numero dei “parlanti” di queste lingue minoritarie continua a diminuire con il rischio che questo processo diventi inarrestabile e porti alla estinzione di un patrimonio storico e culturale di estremo interesse.