Home Politica scolastica ANTEPRIMA – Silvia Costa: un “New Deal” europeo anche per la Scuola

ANTEPRIMA – Silvia Costa: un “New Deal” europeo anche per la Scuola

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L’inatteso boom di adesioni per il Partito Democratico in occasione delle ultime elezioni europee sta facendo lievitare il peso dell’Italia in seno al Parlamento UE. Anche nella Scuola. Alcuni giorni fa l’eurodeputata PD, Silvia Costa, già membro della Commissione Cultura e Istruzione e relatrice del programma Europa Creativa 2014-2020 nella scorsa legislatura, ha assunto la presidenza della stessa Commissione. La Commissione sarà composta anche da altri quattro europarlamentari italiani: Isabella Adinolfi (M5S), Curzio Maltese (Lista Tsipras), Luigi Morgano (PD) e Giovanni Toti (FI). Il vicepresidente sarà l’ungherese Andrea Bocskor.

Tra i primi appuntamenti in agenda del neo presidente della Commissione Cultura e Istruzione UE vi sarebbe un incontro con il ministro dell’Istruzione italiana Stefania Giannini: durante l’incontro si definirebbero gli interventi da attuare nel corso dei sei mesi di presidenza italiana della Commissione europea.

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Abbiamo intervistato l’on. Silvia Costa per “La Tecnica della Scuola”.

 

On. Costa, i colleghi eurodeputati l’hanno eletta per acclamazione, sulla base dell’esito della valutazione delle competenze e dell’esperienza del ‘Model European Parliament’. Come caratterizzerà la sua presidenza?

Credo che il ruolo di Presidente della Commissione Cultura e Istruzione, di cui sono felice e onorata, assuma una particolare importanza in questa fase nell’individuazione delle priorità per l’agenda europea e italiana, specie in corrispondenza di un passaggio strategico: quello della presidenza del Semestre UE, a maggior ragione andando incontro alla prossima revisione della Strategia Europa 2020 e alla definizione delle nuove agende triennali. Il prossimo 3 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, la mia Commissione incontrerà i ministri italiani competenti proprio per la condivisione delle priorità del semestre.

 

Ma è possibile pensare a un ‘New Deal’ europeo anche nel campo scolastico e formativo?

Ritengo che proprio il semestre italiano possa rappresentare l’occasione, per l’Unione e per il nostro Paese, di rilanciare in modo olistico i partenariati della conoscenza (istruzione e formazione professionale, ricerca e imprese in diversi ambiti, incluso quello culturale e creativo) come asse prioritario per allineare competenze, occupazione e sviluppo economico e territoriale.

 

Il premier Renzi ha detto che per rilanciare il nostro Paese bisogna partire dalla Scuola, assicurando istituti sicuri, didattica di qualità e valorizzando i docenti. In Europa, però, gli insegnanti guadagnano in media il 30% in più, a prescindere dal ruolo e dal merito. Non crede che il PD debba impegnarsi prima di tutto per eliminare questo gap?

È così, l’edilizia scolastica è un tema centrale, che va anche esteso in termini di una più moderna e funzionale gestione degli spazi per una nuova didattica, nuovi laboratori, peer education. Il pacchetto scuola è alla valutazione del Presidente Renzi come degli attori della scuola (insegnanti, il personale Ata, i dirigenti, i sindacati ed enti locali), in una logica di ascolto che mi pare vada nella giusta direzione. In generale, maggiori opportunità e valorizzazione delle competenze dei docenti e una più precisa individuazione delle loro ore di disponibilità, come previsto nel disegno di legge, può essere un modo per raccogliere l’indicazione europea e coniugare l’innalzamento della qualità della didattica e delle performance della nostra scuola con il miglioramento della situazione dei docenti.

 

Un’altra piaga dei nostri anni è quella dei Neet: che si può fare?

Su due milioni e mezzo in Europa, i Neet italiani sono un milione e mezzo, siamo terzi dopo Bulgaria e Grecia: segno che da un lato non funziona il sistema il nostro sistema di orientamento e formazione lavoro – a cominciare dai centri per l’impiego – e il raccordo tra scuole e formazione professionale e imprese che va potenziato, rivedendo anche il funzionamento dell’apprendistato. D’altro canto, occorrono interventi strutturali per la ripresa e la creazione di lavoro.

 

Quasi tre lustri fa, a Lisbona l’UE ha fissato dei parametri ben precisi sulla frequenza degli asili nido, sull’istruzione permanente e sul diritto allo studio: ad oggi, però, l’Italia è ben lontana da quei traguardi. Ci sono delle regioni dove i bimbi che frequentano i nidi e le iscrizioni degli adulti ai corsi formativi sono inferiori al 5% di utenti potenziali. E delle province dove gli alunni che abbandonano i banchi alle superiori superano il 40%. Può l’Europa dare una mano all’Italia?

È una drammatica verità, purtroppo siamo lontani da anni dai benchmark di Lisbona e la dispersione scolastica è addirittura aumentata. Dall’Europa, serve un forte incoraggiamento agli Stati Membri e alle Regioni a investire assumendo come priorità nei PON e nei POR in partenza a luglio la lotta alla dispersione e un maggiore sostegno al diritto allo studio, contro le disuguaglianze collegate all’impoverimento delle famiglie, al Sud in particolare. Gli strumenti sono le borse di studio e lavoro, i tirocini e gli stage retribuiti, l’alternanza scuola-lavoro, oltre all’implementazione della Garanzia Giovani in raccordo con occasioni di formazione di qualità e sostegno alle competenze imprenditoriali dei giovani.

 

L’intervista completa all’on. Silvia Costa è pubblicata nel numero doppio cartaceo (23 e 24) della “Tecnica della Scuola”, scaricabile anche on line.