Home Università e Afam Anvur: il 40% degli iscritti all’università non conclude gli studi

Anvur: il 40% degli iscritti all’università non conclude gli studi

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  • GUERINI

A sottolinearlo è il primo rapporto biennale sullo stato del sistema dell’università e della ricerca realizzato dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e presentato a Roma alla ministra Stefania Giannini. 
Il documento precisa tuttavia che le cose vanno meglio nei corsi a ciclo unico, dove la percentuale di laureati è pari al 63,2% dopo nove anni dall’iscrizione e nei corsi di laurea di secondo livello dove si sale a circa l’80%. Inoltre, spiega ancora il rapporto Anvur, il tempo medio per il conseguimento del titolo nei corsi di primo livello, cioè la laurea triennale, è pari a 5,1 anni, ovvero circa il 70% in più rispetto alla durata legale del corso. E’ invece minore il ritardo per le lauree di secondo livello, cioè quelle magistrali che durano due anni: 2,8 anni in media.
 
Esiste anche una grossa differenza tra atenei del nord e atenei del centro-sud: in questi ultimi, il tasso di regolarità è nettamente inferiore a quelli settentrionali dove dopo due anni gli studenti conseguono un più elevato numero di crediti formativi, i laureati completano gli studi nei tempi previsti nel 43% dei casi contro il 23-27% nel mezzogiorno e nel- centro. Gli studenti fuori corso costituiscono il 35% del totale contro il 45-47% negli atenei del centro e del mezzogiorno. 
Nello stesso tempo però, dice Anvur, dal 2009 le risorse del Miur si sono ridotte di 1 mld: -13% in termini nominali, -20% in termini reali. 
Nel documento, presentato alla ministra Giannini, si evidenzia che la riduzione delle risorse “è stata resa sostenibile dalla riduzione del personale, soprattutto dei docenti ordinari e dal blocco delle progressioni degli stipendi”. 
Il rapporto aggiunge che nei prossimi cinque anni andranno in pensione 9.000 docenti, il 17% del totale. “Sarà quindi necessario assicurarne il ricambio (circa 1.800 docenti all’anno) per garantire la didattica, il governo degli atenei e il potenziale di ricerca del Paese”, si legge ancora nel documento, che fa il punto sul sistema universitario italiano a quindici anni dalla riforma 3+2 che ha rimpiazzato la laurea a ciclo unico con corsi di laurea triennali e magistrati. 
Per la ministra tuttavia nell’università italiana ci sono troppi abbandoni e fuori corso: “Il 40% di abbandono per i corsi universitari di primo livello è un dato impressionante così com’è impressionante che il 15% degli studenti decida di cambiare corso dopo il primo anno. Se poi guardiamo al dato dei fuori corso, direi che è patologico”. 
“Questi dati – ha proseguito Giannini – vanno oltre la crisi economica: bisogna far capire che il sapere, la conoscenza e lo studio sono l’unico strumento di riscatto per l’individuo. L’istruzione va quindi ricondotta alla sua funzione primaria e cioè quella di strumento che rafforza la qualità della nostra democrazia!” 
Rispondendo infine ai giornalisti che chiedevano come si può convincere i giovani sulla convenienza di laurearsi, dato che moltissimi laureati lavorano per retribuzioni modeste e in condizioni di precarietà, Giannini ha risposto: “innanzitutto bisogna dire che studiare serve sempre e comunque, poi direi di andare a guardare anche le condizioni di lavoro di quei tantissimi giovani non laureati, condizioni che sono peggiori”.