È ufficiale: la graduatoria nazionale di Medicina e Chirurgia è interamente coperta. Malgrado vi siano stati ben 30.000 candidati respinti, con la conclusione della seconda fase di scelta delle sedi, tutti i posti disponibili sono stati assegnati: un risultato che segna uno snodo importante per il sistema universitario italiano e che si intreccia con un’altra trasformazione chiave, questa volta nel mondo della scuola, legata all’identità digitale.
Gli immatricolati al corso di laurea in Medicina e Chirurgia sono stati 17.278, ai quali si aggiungono gli iscritti ai corsi di Odontoiatria, Veterinaria e affini, portando il totale degli studenti immatricolati a circa 25.000.
Il completamento della graduatoria arriva al termine del nuovo meccanismo del semestre aperto, introdotto dal ministero dell’Università e della Ricerca. Una riforma che, come sottolineato dalla ministra Anna Maria Bernini, non rappresenta “un colpo di teatro”, ma una scelta politica strutturale, pensata per garantire maggiore equità e trasparenza.
Il nuovo modello consente agli studenti di frequentare un primo semestre comune e di accedere successivamente alla graduatoria nazionale, evitando il tradizionale test selettivo prima dell’inizio dell’anno accademico. Sostituito da tre “esami” scritti in discipline non proprio agevoli, come Fisica, Chimica e Biologia.
Secondo i dati del Mur, il ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ultimo decennio il numero di candidati annui a Medicina ha superato in media le 60.000 unità annue, a fronte di meno di 20.000 posti disponibili, generando un elevato tasso di esclusione.
Tra gli atenei più scelti nella seconda fase figurano: Sapienza Università di Roma (463 preferenze), Università Federico II di Napoli (363), Università degli Studi di Milano (307), Università di Padova (244), Università di Torino (227).
Particolare attenzione ha suscitato la sede di Tirana dell’Università di Roma Tor Vergata, indicata come prima scelta da 140 studenti a fronte di 124 posti disponibili: dopo le polemiche iniziali sulle tasse universitarie, superiori ai 9.000 euro, il Ministero ha imposto il pareggio dei costi e dei diritti allo studio con le sedi italiane.
Un altro punto centrale della riforma riguarda la possibilità, per chi non rientra subito in graduatoria, di proseguire il percorso universitario: nel secondo semestre, infatti, saranno riaperti tutti i corsi di laurea affini e non solo, permettendo agli studenti di non interrompere gli studi.
Va anche detto, comunque, che secondo un’analisi ISTAT sull’abbandono universitario, circa il 12% degli studenti lascia i corsi universitari intrapresi entro il primo anno: il nuovo sistema mira proprio a ridurre questo dato, offrendo alternative immediate e orientamento più efficace.
Il Governo mira a fare interventi su tutto il complesso dell’istruzione. Se l’università cambia, anche la scuola accelera sul fronte della digitalizzazione.
Come abbiamo già scritto, l’accesso al registro elettronico scolastico potrà realizzarsi esclusivamente attraverso identità digitali riconosciute: SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE).
Una scelta coerente con la strategia di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che punta a rendere lo SPID lo strumento principale di accesso ai servizi pubblici. Alcuni dirigenti scolastici dell’Associazione Nazionale Presidi hanno proposto l’ipotesi di uno SPID “dedicato alla scuola”, per semplificare l’accesso e ridurre le difficoltà per famiglie e studenti.
Il problema principale riguarda i costi: mentre l’uso della CIE è gratuito, alcuni sistemi SPID hanno introdotto un canone mensile, trasformando un servizio finora gratuito in una possibile spesa aggiuntiva per le famiglie. Secondo i dati AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), oltre il 60% degli studenti delle scuole secondarie utilizza quotidianamente il registro elettronico tramite i genitori, rendendo il tema particolarmente sensibile.
Appare evidente che dalla riforma dell’accesso a Medicina alla digitalizzazione dei servizi scolastici, il sistema educativo italiano sta attraversando una fase di profondo cambiamento: le scelte politiche e tecnologiche incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e docenti, ponendo nuove opportunità ma anche interrogativi su equità, accessibilità e diritti allo studio. La domanda da porre loro, quindi, diventa: siete davvero pronti a questi cambiamenti?