In un liceo di Roma sarebbe stato introdotto l’arabo come lingua curricolare. Come riporta Il Giornale, pare che la scuola “offrirà la possibilità di scegliere una lingua extra-europea tra il cinese e l’arabo”. A renderlo noto è il gruppo di musulmani “MuRo27“, ovvero “Musulmani per Roma 2027”.
Il gruppo afferma che sarà il quinto liceo statale in Italia, e il primo nella Capitale, ad offrire l’arabo come lingua curriculare (non quindi come corso in orario extra-scolastico).
Inutile dire che ci sono polemiche: “Apprendo che in un liceo della Capitale è stata introdotto l’arabo come lingua curricolare. Quindi, dopo storia, filosofia e latino, adesso i nostri studenti dovranno studiare anche l’arabo! Il movimento politico, che dichiara apertamente di voler partecipare alle elezioni ‘promuovendo idee coerenti con la propria appartenenza religiosa’ (senza però specificare quali), invita inoltre a partecipare all’open day della scuola. Vorrei capire da chi sia partita questa proposta e lo farò attraverso un’interrogazione parlamentare. Perché se ci trovassimo di fronte a una proposta proveniente da un partito islamico e recepita da una scuola pubblica italiana, saremmo di fronte all’ennesimo episodio di islamizzazione strisciante della nostra società”, così il deputato Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione.
Nel 2024, ad Abbiategrasso, in un istituto superiore, sono stati organizzati, come riportano Il Giorno e MilanoToday, dei corsi di lingua e cultura araba. A tenere le lezioni, volontarie e fuori orario scolastico, sarebbero state le stesse studentesse arabe della scuola, come tra l’altro pare sia già successo negli anni scorsi. Al centro degli incontri la lingua e l’uso del velo.
Tanto è bastato per innescare la polemica politica: “La scuola italiana non può e non deve diventare il luogo dove si fa proselitismo verso l’Islam e dove si trasmettono usi e costumi in contrasto con i valori fondanti della nostra società occidentale, come la libertà e i diritti. Desta forte preoccupazione un nuovo tentativo di promuovere la cultura islamica in una scuola di Abbiategrasso, dove è stato istituito un corso avanzato di arabo, autogestito da studenti arabofoni, e un laboratorio per imparare a indossare l’hijab, simbolo religioso di sottomissione femminile”, ha tuonato all’epoca l’eurodeputata lombarda Isabella Tovaglieri, membro della commissione diritti della donna e parità di genere del Parlamento europeo.