La rilevanza dei servizi educativi rivolti alla primissima infanzia è ormai riconosciuta da tutti, ma non sempre alle buone intenzioni dei decisori corrispondono i risultati sperati e attesi.
Da alcuni anni, grazie anche ai consistenti finanziamenti provenienti dal PNRR, sono stati avviati programmi e progetti per estendere e migliorare in tutto il Paese la rete di asili nido e di strutture educative adeguate.
Sul piano pedagogico esiste oggi uno strumento importante, il Decreto Ministeriale n. 43 del 24 febbraio 2021 che definisce gli “Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia”.
Il decreto riconosce l’importanza di contesti che favoriscano lo sviluppo del bambino attraverso movimento, voce, produzione artistica, osservazione della realtà e, in particolare, la capacità di relazionarsi, condividere, collaborare e interiorizzare regole.
Questa visione pedagogica promuove un sistema educativo integrato.
Il “Report I servizi educativi per l’infanzia in Italia” (2023/2024) evidenzia un modesto incremento dell’offerta di servizi per la prima infanzia, raggiungendo oltre 14mila unità nel 2022/2023 (+1,4% rispetto al 2019/2020). Il tasso di copertura dei posti è salito dal 27,1% al 30%, avvicinandosi al LEP del 33% entro il 2027.
Tuttavia, persistono disuguaglianze territoriali significative, con il Mezzogiorno (Campania 13,2%, Sicilia 13,9%, Calabria 15,7%) ben al di sotto della media italiana. L’obiettivo europeo del 45% entro il 2030 è ancora lontano. L’offerta è composta principalmente da nidi d’infanzia (80,6%), sezioni primavera (12,6%) e servizi integrativi (6,8%).
Si è verificato un graduale spostamento dell’offerta verso il settore privato. I posti nei servizi privati sono aumentati del 6,1% tra prima e dopo la pandemia, mentre il settore pubblico ha registrato un saldo negativo (-3,5%).
Nel 2022/2023, c’è stato un aumento di posti anche nei servizi comunali (+2,1%) e nel privato (+6,7%), per un totale di oltre 366mila posti complessivi (+4,5%). Oltre la metà delle unità di offerta comunali (55,8%) è gestita da enti privati, prevalentemente non profit (circa 90%).
La gestione diretta da parte dei Comuni è in diminuzione (44,2%), probabilmente per le difficoltà a sostenere i costi con proprio personale. La spesa media annua per bambino varia significativamente: 9.643 euro per i nidi comunali a gestione diretta, 5.385 euro per i servizi affidati a privati e 3.831 euro per i nidi privati in convenzione.
Le disuguaglianze territoriali persistono: nel 2022, il 64,4% dei comuni finanzia i servizi per la prima infanzia, ma con differenze tra Mezzogiorno (55%), Centro (60,6%) e Nord (70,8%). Il Mezzogiorno ha una minore disponibilità di posti (17,4% dei residenti sotto i 3 anni) e la minore percentuale di posti nelle strutture pubbliche (41,1%).
La spesa media pro-capite varia a livello regionale, con incrementi maggiori nelle regioni con spese già elevate (Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Emilia Romagna). Il PNRR rappresenta una svolta per i finanziamenti e la regia centrale per colmare i divari territoriali. Tuttavia, anche i contributi statali (bonus asilo nido) non controbilanciano lo squilibrio delle spese locali.
La domanda delle famiglie spesso non è soddisfatta dalla capacità ricettiva. La percentuale di servizi pubblici che non riescono ad accogliere tutte le domande è del 68,9%. Un sistema efficace di servizi educativi – capillare, accessibile, economicamente sostenibile – è cruciale per la crescita demografica. Accessibilità significa prossimità territoriale e sostenibilità economica. Il bonus nido e gli investimenti PNRR sono esempi di attenzione alla natalità. Tuttavia, permangono criticità legate alla complessità, frammentazione e carenze strutturali del sistema, inclusi i criteri di graduatoria. Circa il 60% dei servizi non organizza attività estive.
In sintesi, il Decreto Ministeriale e gli Orientamenti Nazionali tracciano una rotta ambiziosa per l’educazione della prima infanzia in Italia. La piena realizzazione richiede però impegno di educatori, famiglie e istituzioni, e una capacità critica di affrontare le sfide strutturali, traducendo i principi in pratiche concrete e sostenibili per tutti i bambini. Permangono criticità come l’insufficienza di risorse e strutture, la carenza di formazione del personale, la frammentazione e discontinuità tra servizi formali e informali, e le difficoltà nella partecipazione delle famiglie.