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Assenze per malattia, siamo tornati all’antico

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Sembra essere svanita nel nulla la sensibile riduzione del numero di giorni di malattia del personale scolastico, derivante dalla “stretta” (fasce di reperibilità allargate, medici di base responsabilizzati, controlli incrociati ed altro ancora) introdotta con il decreto legislativo 150/09, la riforma organizzativa della Pa che il suo fervente ideatore, il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, aveva fortemente sponsorizzato.
Quello che sembrava un decremento di assenze oramai acquisito, che lo stesso Brunetta aveva collocato tra il 20 ed il 30 per cento, è stata ridimensionato dagli ultimi dati ufficiali riguardanti il mese di febbraio: rispetto allo stesso mese del 2010, i giorni di malattia sono infatti aumentati di circa il 15 per cento. Per quanto riguarda le assenze cosiddette “brevi”, l’aumento di certificati medici (nel frattempo divenuti telematici) è stato fatto registrare dal corpo docente (+17 per cento), con picchi tra i maestri d’infanzia e della primaria, mentre il personale Ata si è fermato ad un incremento, sempre rispetto ad un anno prima, pari al 12,7 per cento.
Decisamente diverse le percentuali relative alle assenze consecutive superiori a 10 giorni: se tra gli insegnanti la crescita si è fermata al 3,1 per cento, tra il personale non docente è un vero boom (+34,3 per cento).
Ora, soprattutto se l’inaspettata inversione di tendenza dovesse essere confermata a marzo, è il caso di domandarsi cosa può essere successo per determinare un cambiamento di rotta così vistoso. Premesso che comunque le assenze annuali per motivi di salute di un dipendente medio della scuola sono pari, in media, a meno di 10 giorni l’anno (contro oltre 20 di altri settori), una delle ipotesi più verosimili è quella che, dopo l’iniziale timore, derivante soprattutto dall’estensione delle fasce orarie di obbligo di permanenza nel proprio domicilio, gli assenteisti “cronici” abbiano preso le misure al nuovo sistema. E siamo così tornati all’antico.
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