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Assicurazione sanitaria docenti e Ata - Tutorial video

12.09.2026

Assicurazione sanitaria alla scuola? Il governo regala 320 milioni alla sanità privata

Invece di assicurare un efficiente Servizio Sanitario Nazionale, lo Stato cosa fa? Regala 320 milioni di euro alla sanità privata attraverso la categoria più prostrata del pubblico impiego: gli insegnanti, gli ATA, gli educatori, i dirigenti scolastici e i supplenti al 30 giugno e al 31 agosto.
È la nuova assicurazione sanitaria integrativa per la scuola. Presentata come un “grande risultato di welfare”, in realtà è l’ennesimo tassello della privatizzazione strisciante della salute.

I FATTI, NON LA PROPAGANDA

Non è un regalo del Ministero, è legge.
Tutto nasce dall’art. 14, comma 6 del Decreto-Legge 25/2025, diventato Legge 69/2025. Lì il Governo ha deciso di istituire una polizza sanitaria per 1,2 milioni di dipendenti della scuola.
Il contratto attuativo, il CCNI, è stato firmato definitivamente il 29 dicembre 2025. Hanno firmato CISL, SNALS, GILDA e ANIEF. Non ha firmato la FLC CGIL, che ha denunciato il modello: perché creare un sistema parallelo invece di rafforzare il SSN?
Da dove vengono i soldi?
Dalle nostre scuole. Qui sta lo scandalo. I 320 milioni per il quadriennio 2026-2029 (80 milioni l’anno) non sono fondi freschi del MEF. Una parte consistente viene prelevata dal Fondo per il Funzionamento delle Istituzioni Scolastiche e dai risparmi delle commissioni degli Esami di Stato.
Tradotto: si tolgono soldi alle fotocopie, alla carta igienica, ai progetti delle scuole, per pagarli a UniSalute.
Se fate due conti, è una presa in giro: 320 milioni / 1,2 milioni di persone / 4 anni = circa 66 euro a testa l’anno. Con 66 euro l’anno cosa ci curi nel privato?

La gara dei record


Il MIM non ha gestito direttamente la cosa, l’ha appaltata a Consip (Gara ID 2973 del 29 gennaio 2026). Il 27 maggio 2026 è stata aggiudicata, guarda caso, a un colosso: il raggruppamento UniSalute (Gruppo Unipol) + Intesa Sanpaolo Protezione + Poste Assicura. Contratto firmato il 3 agosto, attivo dal 30 settembre 2026 al 29 settembre 2030.
Lo Stato, cioè, ha fatto da procacciatore di 1,2 milioni di clienti al più grande gruppo assicurativo sanitario privato d’Italia.
Gratis?
Sì, ma devi elemosinare la domanda.
Cavillosi come sono, gli insegnanti si fanno mille domande, e hanno ragione. È davvero gratis? Sì, ma non è automatica. Devi fare domanda online con SPID o CIE su una piattaforma dedicata, dare il consenso al trattamento dati, attendere l’attivazione.
Inclusi anche i precari annuali e fino al 30 giugno, una novità assoluta. Esclusi tutti i supplenti brevi, quelli più sfruttati. E se hai più di 71 anni, sei fuori, anche se sei ancora in servizio.
E chi ci rimette? Le segreterie scolastiche, già al collasso, che secondo il sindacato FENSIR rischiano di dover gestire il cartaceo e le verifiche.


COSA COPRE? LE BRICIOLE DEL PRIVATO

La polizza non sostituisce il SSN, lo “integra”. È il mantra neoliberista. Le prestazioni sono quelle tipiche della sanità privata convenzionata:
Grandi interventi e gravi eventi morbosi
Alta diagnostica (TAC, RMN)
Pacchetti prevenzione oncologica e cardiovascolare
Parto e odontoiatria base
Se vai dove ti dice UniSalute, pagano loro direttamente. Se vai altrove, anticipi e forse vieni rimborsato.
I SINDACATI CHE DOVREBBERO DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA?
Mentre si consuma questo trasferimento di risorse pubbliche al privato, cosa fanno i sindacati firmatari? Spiegano come si fa la domanda online. Organizzano webinar, tutorial, guide passo-passo.
Nessuno che chieda: perché non investire quei 320 milioni per abbattere le liste d’attesa dove poi anche gli insegnanti vanno a curarsi? Perché un insegnante deve curarsi dal privato pagato dallo Stato invece di avere un ospedale pubblico che funziona?
Come denuncia da anni Unicobas Scuola, questa non è una conquista, è una “tutela sulla carta”, che divide i lavoratori tra garantiti e supplenti brevi e apre la strada al modello americano: il tuo datore di lavoro ti assicura, così il servizio pubblico può continuare a morire.
È la fine della scuola come comunità educante e l’inizio della scuola come bacino di utenza per le assicurazioni.

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